letterina a Befana

ho un desiderio.
che non si avvererà entro il 6 gennaio.
neanche entro la mia morte.
visto che ho una certa età.

ciò non toglie che si tratti di un desiderio fortissimo.
la verità, la parola desiderio è sbagliata.
a partire da me.

desiderio ha etimo ambiguo. ha a che fare con le stelle.
per antonomasia qualcosa di irraggiungibile.

invece questo mio desiderio si avvererà, prima o poi.
perchè è un fatto di storia. perchè è un fatto di lotta.

se avessi deciso di lottare pensando di vedere realizzati i contenuti della mia lotta con i miei personalissimi occhi non avrei neanche iniziato.

non vale solo per me.
facendo un esempio immenso, vale anche per Alma Sabbatini, che per prima iniziò a parlare di sessismo nel linguaggio, tanti anni fa.

comunque, continuiamo a usare la parola desiderio.
questo mio è piccolo, piccolissimo.
ma stratosferico.

ha a che fare con la.
inteso non come nota musicale,
bensì come articolo determinativo
usato prima del cognome di una donna.

download

ultimamente i miei occhi sono stati invasi da detto articolo.
e così sarà per molto.
se il cognome femminile è abbastanza importante l’uso dilaga.
e le donne che contano iniziano ad essere tante.
per cui su di loro si scatena ancor di più il sessismo terra terra.
è un semplice fatto di progressione storica, anche qui.

mi spiego in ordine alfabetico, per non fare preferenze,
e poi perchè non è una faccenda di destre e di sinistre
ma di sessismo puro. partiamo con gli esempi.

da la Boldrini

a la Bonino

de la Clinton

per la Fedeli

con la Jotti

e poi la Merkel

da la Muraro

tra la Raggi

su la Thatcher

trattasi di sessismo dei più duri
proprio perchè infido
perchè terra terra.

sessismo che coglie anche moltissime “femministe”
che con grande affanno altrove dibattono
di… sessismi nel linguaggio.

e magari ogni tanto si lasciano un po’ andare
anche loro – le “femministe”
a battutine da quattro soldi.
perchè… ridere fa bene, dice.
perchè… in fondo è solo una battuta.
ma sì, ridiamo, va. anche con una barzelletta. o una vignetta. 

è il peggiore sessismo
questo dell’articolo determinativo.

e il mio desiderio (parola sbagliata)
insomma, la mia lotta
- piccola piccola, terra terra -
mi accompagnerà finchè campo.

affinchè si arrivi un giorno
alla cancellazione del suddetto articolo
prima del cognome di una donna.
alla sua eliminazione dagli scritti, sulle bocche
e… ovvio, prima di tutto nei cervelli.

Questa mia non è una letterina de Natale. 

Il titolo come al solito è una scusa per dire.
In ogni caso, se lo fosse,
sarebbe per l’appunto una letterina “a Befana”.
Mai e poi mai “alla Befana”.
Così come a nessuno viene in mente
di scrivere letterine “al Babbo Natale”.
E’ cosa semplice. Terra terra.
Per questo fatica a entrare nei cervelli.
Ma io continuo a provarci.
A coltivare il mio desiderio.
Che è parola sbagliata.
Perchè è una vera e propria lotta.

Se poi entro il 6 gennaio
questa mia Letterina porterà qualche frutto
se riuscirà a far riflettere pochetto
Amiche e poi Amici…
beh… io sarò felice come una Bimba.
Perchè sarà servita a qualcosa.
Una goccia nel mare.
Ma… “l’oceano è fatto di gocce e unite saremo l’alta marea”.

Ora vi lascio, care Amiche.
Da una settimana circa Lecce ha avuto in dono
tramontana calma e cieli tersi. con qualche nuvola a batuffolo.
Vado a pedalare nell’aria pungente.
Finchè c’è Luce.
E’ un desiderio che dipende solo da me.
Pertanto, immediatamente realizzabile.

M.A.C. 19.12.16

P.S.
dedico questo pezzo a due Donne.
Le uniche (ma se ce ne sono altre io contenta sono, che battano un colpo) che – i miei occhi e le mie orecchie lo hanno verificato in molte occasioni - ossequiano la Prima Regola del Sacro Ordine de l’Articolo.
Ossia non lo mettono mai prima di scrivere o pronunciare il cognome di una donna, famosa o illustre sconosciuta che sia.
Le due Donne rispondono ai nomi di Pina e Silvia.
E io Le Amo.
Ma, ripeto, se ce ne sono altre o altri si facciano pure avanti.
Ho un cuore grande io.

 

Ah dimenticavo.
Befana e Babbo Natale non esistono. Lo so da almeno 55 anni. Ossia da quando ne avevo 3 di anni. Lo so grazie a un Padre che di nome faceva Mattia. E conosceva abbastanza la lingua italiana, non solo perchè la insegnava a scuola. Mattia amava moltissimo giocare con le parole. Avrò preso da Lui. E… sì, mi ha detto che quei due non esistevano. Penso di poter affermare in tutta tranquillità che la suddetta rivelazione non ha provocato nella sottoscritta traumi infantili. Anzi!
Tenchiu, Mattia. Foverer and ever.  

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

I commenti sono chiusi.