ma quando mac

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(2 giugno, si parte! e l’agenda?)

Partite nel senso di spostarsi fisicamente e simbolicamente per dare un nuovo inizio, partite nel senso di pensare e poi parlare, partite sistemando i bagagli giusti nel posto giusto e accendendo il motore giusto, alcune erano già partite molto prima.
Chilometri e chilometri di fatti e di parole. Prima tra tutte, prima sempre e prima in tutto, Pina Nuzzo. Che aveva detto un giorno, anche grazie a felici contrattempi di calendario: faremo partire ufficialmente la Raccolta firme nel giorno della Festa della Repubblica. Più simbolico di così? E così fu: 02 giugno, parte Piazza Navona per Roma, partono altre Piazze in Italia, lì dove le donne dei Centri 50E50 riescono a stare nei tempi giusti con vidimazioni e altre pastoie burocratiche.
Dal 2 giugno in poi, per me è iniziata una giostra bellissima. A volte mi sono sentita come la pallina di un flipper, che però non è mai andato in tilt. Miracolosamente. Sempre Elisa, ancora lei, accanto.


Non ho mai posseduto un’agenda, a parte quella di studio, che è un’altra cosa. Né un’agenda, né ho mai tenuto un diario, neanche da adolescente. Non ho mai avuto un’agenda e però del maggio-novembre 2007 ricordo una moleskine nera che da qualche parte devo avere ancora, con l’adesivo del 50E50 sopra. Di media grandezza, una moleskine 18 mesi, né tascabile né ingombrante. La portavo appresso in un fodero rosso di pelle bello bello, di quelli con la cerniera. Non era tanto per proteggerla, era per fare scena. Mi piaceva il contrasto rosso-nero che ricordava il logo della Campagna. Il fodero rosso non era altro che l’involucro esterno di un’altra agenda ancora che però gettai in un cassetto e lì è rimasta intonsa, troppo grande e pesante. Sulla moleskine non è rimasto un rigo bianco. Gli evidenziatori usati furono di quattro colori: verde, celeste, rosa e giallo. Quanti altri ne ha visti di colori l’agenda 50E50. Determinante per appunti su moduli, telefoni, discorsi e quant’altro di strettamente necessario al mac tour52
Determinante e tuttavia, senza il sostegno delle donne Udi per prime le Macare, in quella Campagna la moleskine, il fodero e mac appresso avrebbero fatto tutti una misera fine. Mac, ecco, l’ho scritto di nuovo: è giunto il momento di raccontare com’è che da allora un po’ per tutte sono Mac. Il mio secondo nome sarebbe Angela all’anagrafe. A chi mai venne in mente un nome simile per me? Forse a mio padre. Sì, fu Mattia. Patrizia lo volevano le sorelle e Milena il compare di battesimo. Non si misero d’accordo e allora via, tutto dentro un cappello. Tirarono fuori prima Milena, poi Angela e Patrizia. Tre nomi senza virgola, vero casino per l’anagrafe, ma soprattutto per me nel fisco, nell’età giusta per il fisco. Li ho sempre odiati quei tre nomi in fila. Ho continuato a odiarli anche quando, ma solo per il fisco, bastavano e avanzavano i primi due a dar fastidio. Mi hanno sempre dato fastidio e però non sono mai andata a provvedere alla bisogna, in anagrafe. Segno che non li ho mai veramente odiati. Procuravano noie varie, d’accordo. Di tanto in tanto, incidenti di percorso così così. Sul libretto universitario per un refuso comparve Agela un bel dì e una dottora fiorentina si distrasse durante procedura civile: che bel nome, originale! Non le dissi nulla del refuso, qualcosa di procedura però sì.
Quei nomi in fila hanno continuato a dar fastidio fino a una riunione di cittadinanze, ancora lì. Si decise che dovevamo darci delle sigle citte citte, una piccola massoneria in codice per gioco. Scelsi mac, le iniziali dei primi due nomi più il cognome, semplice. Mac per ricordarlo meglio: mac scritto minuscolo però, perchè minuscolo è meglio.

vai

 

 

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NOTE
i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.

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Nota a margine sulle cose scritte: a parte cose scolastiche e pensieri sparsi per Udi, la prima cosa che ho scritto in vita mia e che può chiamarsi scritto si titolava Se_dici. Numero e allusione, mai pubblicata; aveva a che fare con Udi di straforo; concepita all’interno di un Gruppo e lì è rimasta; inizi anni novanta, sembra preistoria. La seconda è stata Corsi e ricorsi, nata dall’urgenza di fermare e forse, poi, comunicare gli esiti di un’esperienza pari opportunitaria; non era destinata alle stampe, ci si è messo di mezzo un Convento e una Docente per convincermi che dovevo e forse potevo farlo. La terza è stata Alludi nel bel mezzo di un Congresso, sempre stampata in un Convento ed era voluta fin dall’inizio di scrittura, ma conteneva allusioni e riflessioni che potevano essere comprese bene solo da chi aveva partecipato a quel percorso. Insomma, ho scritto sempre per l’impellenza di fermare pensieri che non chiedevano necessariamente di essere comunicati. È stato così fino a carte scoperte. Per tornare alla moleskine, nella Cisterna forse c’è foto [06].

 

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