mi distraggo dal 50?

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Questa delle mogli di partita da un Centro di raccolta firme sul 50 mi porta la mente ad altro. Scrivo di getto. Dopo, vedremo se c’entra con il  50E50 oppure è solo fantasia mia. Dopo, deciderò cosa farne.
C’era mia sorella in quel viaggio. C’era alle saline, soprattutto. Era seduta anche al tavolo lungo, un po’ controvoglia. È lei che racconta di donne intraviste in bagno con i borsoni appresso, d’età variabile dai 15 in su, che partono da casa vestite in un modo per cambiarsi d’abito e altro in un bagno, acconciate per la semilibertà discotecara. Per un po’ commenteremo l’andirivieni. Anche mia sorella è stata per un lungo periodo della sua vita la moglie di. Aveva 4 anni più di me. Aveva anche una laurea e un lavoro che le piaceva abbastanza, per quel che ne ho saputo all’epoca. Scrivo così perché le nostre vite per accidenti vari si sono allontanate. Un tempo, decise di lasciare tra le altre cose anche un lavoro e da quella scelta ha fatto a tempo pieno la moglie di. L’ha fatta anche molto bene, come solo lei sapeva fare le cose, sempre accogliente, ha aperto la sua casa a questo e a quello, preparando cene e salotti per le parole di questo e quello. Lo faceva restando in disparte, però sempre fine ed elegante come è sempre stata. Così come l’ho conosciuta fino all’ultimo respiro. La sua scelta era stata fatta per supportare la vita e le ambizioni di un uomo, per consentirgli di andare ancora più libero per il mondo delle parole, per essere di più e meglio quello che già era. È uomo che ho sempre disprezzato nel profondo, massone professore di qualcosa in ateneo, altro esempio di certa accademia parolaia allo stato puro che i miei passi hanno incrociato quanto basta, soggetto anche pieno di cristianità nelle parole, quasi un baciapile penseresti, se non fosse che era anche un poco socialista, sempre nelle parole. Mia sorella ha mantenuto caparbia quella scelta fino a quando ha scoperto di avere un cancro. Fino al giorno in cui mi chiama per dirmi che quella malattia era una maledizione e una benedizione allo stesso tempo. Strano da dire e da sentir dire. Strano e atroce. Ti voglio parlare, sorella, finalmente. Non ci parlavamo o quasi da quando io ero emigrata a Firenze per l’Università e lei in procinto di sposarsi. L’una e l’altra poco sapevamo delle rispettive vite, entrambe paghe della rappresentazione caparbia che lei aveva deciso di dare come sposa e mamma felice. Sceneggiato seriale al quale non intendevo assistere, per motivi vari. Poco o nulla c’entra il femminismo, un po’ di più cose che ora non ha più senso né raccontare né ricordare. Questa malattia mi sta dicendo un sacco di cose tremende, una però non è proprio brutta. Solo, dovevo farla prima. Voglio separarmi, Milena, me la dai una mano? E racconta del pianeta parallelo in cui ha vissuto una rappresentazione, di vicissitudini quasi immediate dopo un altare, dell’amore immenso per una figlia. Racconta e dice, sempre caparbia e fiera, che ora ha deciso, ora che in seno alla rappresentazione è arrivato un ospite d’inverno, insospettato. Proprio in seno.

leuca 05.08.07
pinuccia è la prima a destra

In una cosa neanche il cancro la cambierà: caparbia giocherà fino all’ultimo la partita a scacchi col destino, restando sempre elegante, anche per la scelta della parrucca più bella o della migliore mise adatta a collocare un apparecchio scomodo alla cintola per dialogare col fegato, di tanto in tanto. Caparbia decide questo e altro, finalmente. La figlia è con lei e la figlia ora è grande, finalmente. Un’esimia collega scriverà sotto dettatura che la malattia deve aver preso anche il cervello alla ricorrente, per arrivare a dire e fare cose assurde a un uomo giusto e santo. Non sono stata avvocata di mia sorella in Tribunale, non ho voluto, ma ho seguito ogni cosa, sorbendomi con lei un calice postumo di piccoli fenomeni ordinari venuti a far da corollari prima, durante e dopo una decisione di fare la moglie di. Tempo fa ho letto una cosa di o su Maria Zambrano, non ricordo. Le parole che ricordo sono queste: la verità resta nascosta nelle pieghe del seno del tempo e non si può dire. E poco più avanti: ma una parte di quello che non si può dire, si deve scrivere. A cose accadute, da un pulpito una sua amica avrà il coraggio di pronunciare una parte della verità. Anche se il buon prete che officiava le diceva di stringere perché non c’era proprio tempo per altre parole, quella donna ha guardato dritto davanti a sé verso quei tanti accorsi a offrire condoglianza a un vedovo compunto di cui pochi conoscono il vero volto, ha parlato alla figlia di Pinuccia soprattutto e poi rivolta a tutti ha riferito ciò che pochi giorni prima con le sue orecchie aveva sentito: gli ultimi quattro sono stati gli anni migliori anni della mia vita.
C’entra questa cosa col 50 oppure mi distraggo? C’entra oppure è solo un pensiero salito dopo una salina? Per tutte le cose che il 50E50 ci dirà durante e dopo, per la seconda Campagna Staffetta 2008-2009 che i seri documenti Udi legano a doppio filo al 50, direi di sì. Se il personale è veramente politico, c’entra.

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