nei mari dell’assenza

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La Sede nazionale Udi manda sempre auguri speciali, per ogni fine di anno. Spesso, con immagini.

Nel dicembre 2010 gli auguri sono stati due.

Non so quante volte ho scritto qui che adoro la vela. Pertanto, si può immaginare la mia felicità personale nel ricevere, come tutte e tutti, quel primo augurio con una vela corsara. 234

Nei mari dell’assenza. L’assenza è tanta, da molto prima di dicembre 2010. E ancora ahimè sarà.

Nel dicembre 2010 italiane e italiani saranno alle prese con scandali quasi sempre gli stessi, con una crisi di governo quasi sempre dello stesso tipo, con una sfiducia guidata e poi saltata. Sulla stampa e in tv spopola da tempo il cosiddetto caso Ruby. Da qualche parte, visto che non si è riusciti a mandare a casa Berlusconi, si sta pensando proviamo anche con le donne, non si sa mai.

A gennaio 2011 le cose più o meno sembrano prendere la stessa piega. Non mi va di scrivere proprio nulla altro su questo anno che sembra essersene andato poco fa. Ma cos’è il tempo? Ho voglia di scrivere solo questo: Udi, batti ancora bandiera, Ti prego. Per tutte noi, ancora e ancora. Per la Nazione delle Donne, ancora e ovunque nel Mondo inascoltata. E Udi siamo noi.

Il secondo augurio Udi è arrivato il 30 dicembre 2010. Conteneva un’immagine e una poesia. 235

 

 

vai

 

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NOTE

 

234
Il primo augurio è nella mail del 22 dicembre, dove vengo informata, come tutte, che “la sede nazionale chiude giovedì 23 dicembre e riapre lunedì 10 gennaio. Auguri a tutte, vedi allegati, PN.”.
Ha chiuso per modo di dire, come si può vedere dall’elenco dei soli invii a tutte, perché la Sede altro inoltrò ancora il 23 e ancora il 29, da varie realtà Udi locali e da Rimini. Per farla completa, anche da facebook!
Quel primo augurio del 22 dicembre contiene un’immagine che a sua volta contiene parole. Le parole che accompagnavano l’immagine sono: vela corsara – nei mari dell’assenza – batti bandiera.
Sotto, si trova scritto che le parole sono un Haiku composto da Edda Billi per i 65 anni dell’Udi.
Nella mail del 22 dicembre, accanto all’immagine corsara, c’era una lettera allegata. Queste le parole e mi scuso ancora per la formattazione:
“Alle donne dell’UDI
alle donne che amano l’UDI.
Sta per finire un anno che ci ha visto ancora protagoniste. I riconoscimenti sono stati tanti e diversi, non posso non ricordare quello del Presidente della Repubblica alla Campagna Immagini Amiche. Il bilancio è ancora una volta positivo e per questo gravido di responsabilità, soprattutto in vista del Congresso che è stato da più parti annunciato, anche informalmente. Pensare un congresso alle soglie del nuovo millennio ha voluto dire pensare le fondamenta per una dimensione nazionale, impresa ardua perché voleva dire tornare a stabilire un nesso tra l’esistenza delle singole iscritte, delle realtà locali Udi – che in una città potevano anche essere più di una e antagoniste tra loro – e la rappresentanza politica che l’Udi si era nuovamente data. Per tornare ad essere visibili a livello nazionale e riconoscibili dalle donne siamo ripartite dalla politica. Una volta individuato nella rappresentanza lo snodo cruciale su cui articolare la politica, interna ed esterna, abbiamo potuto pensare la prima Campagna – a seguire e di conseguenza – la seconda e la terza. Queste Campagne hanno avuto caratteristiche comuni che voglio ricordare: possono essere realizzate da ogni gruppo o sede Udi, anche in situazioni in cui ci siano più realtà Udi presenti sul territorio; possono essere prese in carico da Associazioni e gruppi di donne non dell’Udi che ne condividano le finalità; possono partecipare attivamente singole donne a titolo personale, mai in nome e per conto di uno o più partiti. È sempre previsto e regolato il rapporto con le istituzioni. La realizzazione delle iniziative sul territorio è affidata alla creatività delle donne, alla loro capacità di negoziare con gli Enti locali ed è autofinanziata. È in questo modo che abbiamo interpretato la costruzione politica del genere nell’arco di dieci anni e con tre Campagne, reimpostando il tesseramento e avviando nell’anno che si sta per chiudere un Censimento delle iscritte e delle realtà locali. Se il precedente congresso è stato un movimento che ha avuto nella Sede nazionale il suo cuore pulsante da cui si sono irradiate verso il territorio energie parole relazioni e passione, ora è il momento della restituzione. Siamo chiamate adesso a dare continuità e prospettiva politica alle tante relazioni che abbiamo avviato. Ovunque in nome delle Campagne siamo state capaci di stringere alleanze, inventare iniziative che hanno coinvolto insegnanti, studenti, amministratrici, coordinamenti femminili dei sindacati, operatrici degli ospedali, delle carceri, delle forze dell’ordine, artiste e donne dello spettacolo. Per andare a Congresso dobbiamo ripartire da qui, da quello che abbiamo determinato, ognuna dove vive e dove opera, per leggerne gli esiti. Da questo radicamento e dal confronto con le donne emergerà una rappresentanza politica più corrispondente a quelle che siamo e alla politica che vogliamo fare. Noi abbiamo bisogno di moltiplicarci in tanti soggetti politici capaci di dialogare tra loro, di tenersi testa tra loro, anche confliggendo, ma soprattutto capaci di negoziare con l’altro lo spazio pubblico e quello privato. Capaci di determinare insieme i tempi e i modi della convivenza civile che nel nostro Paese si chiama Democrazia. Quella democrazia che noi abbiamo chiamato paritaria e che è l’unico orizzonte in cui è possibile un futuro. Un futuro che preveda e comprenda la differenza tra i generi come un diverso punto di partenza per affermare differenti diritti, differenti doveri. Pensare al Congresso vuol dire pensare una politica amica che permetta alle donne di entrare uscire e tornare con naturalezza. La voglia di realizzarsi in modo ampio produce quelle intermittenze che sono tipiche della vita di oggi. Sta a noi leggere la discontinuità, accoglierla e farne un punto di forza per pensare nuovamente alla nostra politica. L’organizzazione che ne scaturisce non può che essere snella, leggera. Soprattutto, attrezzata per un ricambio continuo. Questo è il mio augurio per il nuovo anno.
Pina Nuzzo. Roma 22 Dicembre 2010”.

Fine trascrizione. Nell’originale, le parole che qui sono in corsivo, là sono in grassetto.

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La mail 30 dicembre dice semplicemente:
Auguri a tutte, Pina Nuzzo.
Per allegato, una immagine tratta dall’opera dell’artista pakistana Sherbano Qizilabash. E questa poesia di Franca Polla:
IO NO – Massiccia esposizione di corpi – ad affollare le vetrine, gli angoli delle strade – e le pareti dei palazzi, – a scandire i  chilometri dei viali trafficati. – Dai lucenti quadranti nelle case, – ammiccanti fanciulle vestite dal vento – offrono merci, dando ad intendere altro ancora. – Hanno gambe adolescenti e affusolate – Io no - Carne soda, lucente e setosa – Io no – Capelli rubati alla luce del sole – Io no – Hanno movenze leggere e invitanti. – Non sembran volgari, ma – raffinata malizia nei loro occhi traspare. – Calamite di sguardi – credono forse per virtù destati? – Al fin paghe, se per merce sono trattate – IO NO. – Si dicono donne. - Chi sono io, allora?
Fine trascrizione. Mi scuso con Franca per la formattazione.

 

 

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