Non una in genere, ma Quella

Seconda parte
della Lettera aperta a Silvia Santarelli
la prima la trovate qua

Cara Silvia,
forse lo hai già capito, ma lo scrivo uguale.

Ho deciso di “approfittare” di Te. (NOTA 1)
Ma non è una violenza.
Se mai dovesse diventarlo, so che tu me lo dirai.

Approfitto nel senso che, per rispondere a te, dirò a carte scoperte qualcosa che pubblicamente ancora non ho detto. E se l’ho fatto è stato sempre a latere, oppure parzialmente.

Cara, prima di dirti di Radicali e dintorni, io devo fare una premessa. Anzi, una Premessa. Questa: le vicende importanti della mia vita e le scelte importanti della mia vita sono state sempre determinate a pari merito da una donna. Non una in genere, ma Quella donna. Vicende e scelte. Caso e volontà. A pari merito.

La prima di queste donne è senza ombra di dubbio mia madre. Grazie alla quale io sono nata per la prima volta. Grazie alla quale io ho fatto la prima giravolta. (NOTA 2)

Ti dicevo, sempre una donna. A determinare. Vicende e scelte.

Per dirti la prima, come importanza, ho scritto un Progetto di Legge solo perché è stata Quella Donna a chiedermi di farlo. Poi l’ho fatto con gran piacere e risultato, sia chiaro. Però ora io qui lo dico. Se non ci fosse stata Lei, il 50E50 non sarebbe mai esistito. Non in quella forma. Che si sappia.

Ebbene, ti dicevo, sempre una donna. Non una in genere, ma quella.

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La partita radicale è stata forse l’unica della mia vita nella quale è accaduto l’esatto contrario. L’incontro con i Radicali a Firenze mi ha fatto conoscere una donna che, dopo, per me è stata importante. Si chiamava Elisabetta e faceva l’avvocata. Nel suo studio ho fatto quella prima pratica concernente un cambio di sesso di cui parlo qui.

Però, a pensarci bene, chi lo sa. Dove era il prima e dove il dopo? In effetti, l’intruglio radicale fiorentino era un vero intruglio. E chi lo sa… Non ricordo bene. [ Poi una storia di catene, bastonate. E chirurgia sperimentale. ] Mamma mia, quanto è profondo il mare. Dei ricordi.

Ecco, in questa seconda parte della mia lunga lettera (sarà lunga, Silvia, preparati), volevo dirti questo.

Nella prossima ti scrivo di Israele, promesso.

Ora ti mando un bacio. Ed esco. Gli occhi hanno smesso di bruciare. Ma inforcherò lo stesso gli occhiali da sole. Il cielo si è pulito. E maggio è intenzionato finalmente a fare il proprio dovere. In zona cesarini. (ah, a proposito, Forza Roma!). La musica la metto poi.

pps: ecco la moseca

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ore 16 (ma pensa! che coincidenza!) del 22 maggio

M.A.C.

p.s.:
Anzi, no. Aspetta. Voglio dirti perchè (il perchè vero) ho scelto Te. Io ti ho conosciuta su facebook. Poi sono venuta a casa tua. Abbiamo presentato A carte scoperte a Torino. Ma soprattutto, ci siamo conosciute da vicino. Nella cucina di casa tua è nato anche un video che mi è molto caro. Io ti ho scelta perchè sei una donna attenta. Abbiamo bagagli molto differenti. Ma tu hai voglia di conoscere. E sapere. Non hai i paraocchi. E ami le sfide. Non hai paura di confrontarti con chi è diverso da te. Poi, c’è un altro perchè. Poichè sei lontana  e ci conosciamo poco nel dettaglio, con te vivo una condizione che… ora non so se riesco a dire bene bene. Vivo la tabula rasa, ecco. Che non è cosa brutta, anzi. E’ cosa bella. E foriera di cose belle. Non è un assunto teorico questo mio. Ma il risultato dell’esperienza della mia vita. La tabula rasa cosa erotica è. E se io non mi erotizzo non produco pensiero.
Mo te l’ho detto. Se ti sei spaventata (ma non penso) ciccia!

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NOTA 1
A proposito del verbo approfittare, rimando a un pezzo dal titolo: voci del verbo fottere.
Poi, trascrivo integralmente una nota contenuta nel libro Sedici 1990, a pag.36.
Cumannari è megghiu ri futtiri.
Detto siciliano. Letteralmente: comandare è meglio di fottere. In Sicilia, ma non solo, il verbo fottere ha vari significati. Il più noto, in forma transitiva o intransitiva, indica attività vagamente sessuali. Poi è sinonimo di rubare, ingannare, accaparrare, approfittarsi, ingozzarsi. Il significato del detto è pressappoco questo: avere potere, soldi o altro equivalente è molto di più che fare sesso, come anche di rubare, etcetera. Dirimente, per comprendere il detto, il significato di megghiu. Non indica attività migliore, preferibile, alternativa. Giammai. È un fatto di matematica, direbbe Uma. Più precisamente, di insiemistica. Comandare è solo un insieme più grande, che contiene in sé (è meglio di) un insieme più piccolo. In parole povere, comandare è meglio di tutto perché contiene tutto. Perché fottere può farlo chiunque, anche un poverello. In mancanza d’altro, fotte una donna. Chi comanda invece può fare tutte quelle belle attività insieme, e molto di più. Non mi dilungo qui sul motivo culturale per il quale, non solo in Sicilia, ad essere fottuta è una donna. Nel sesso e altrove. Infine, a parer mio, i vari significati di fottere sono parenti. Non è un caso che approfittarsi (usato, almeno fino a qualche tempo fa, anche nel significato di violare una donna) sia verbo derivante dal sostantivo profitto.

NOTA 2
Approfitto di mia madre per dire ancora una volta, per chi non la conoscesse, l’origine della locuzione Cu nasci tocca cu te oti capisutta. E del perché dentro facebook, in un giorno ormai lontano, ho deciso di indicare alcune mamme, tra le quali un uomo. Per nascere bisogna capovolgersi. Intuizione provocata da un innocente ecografo, mentre ero in sala d’attesa. Con altre. A fare una riunione politica in ospedale. Nel 2010. Dove ero ricoverata per farmi togliere utero e ovaie. Deve attendere, signora. La paziente prima di lei ci sta dando un po’ di problemi. Il bambino non si è ancora girato. Fu così che quella riunione (e relative riflessioni) ebbe come titolo cu nasci tocca cu te oti capisutta.
Mi sono voltata e rivoltata molte volte nella mia vita.
Dopo di che, un giorno ho formulato questa riflessione, sempre in facebook: nasco ogni volta che ho un’idea sensata. Ergo, ho molte mamme. Poi, grazie al fatto che quello scemo di facebook non ti concede di dichiarare molte amanti, in compenso ti fa indicare un fottìo di mamme e di papà, mandai a dire ad alcune donne (e un uomo) che le avrei indicate come mamme. E il motivo. Col tempo le mamme son cambiate, ma questa è un’altra storia. Ah, dimenticavo. A quel tempo, la mia Mamma per eccellenza, in fatto di giravolte salutari di pensiero, non era ancora entrata in facebook. Anche dopo il suo ingresso, però, non le ho mai chiesto di essere mamma a me in facebook. Perchè, sai com’è, Lei gioca a fare la persona seria. Sapevo che mi avrebbe risposto picche. E ciccia! Però Lei lo sa. E lo so pure io. Adesso, lo sai pure tu, mamma Silvia.

 

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