papa papa’ e le perpetue

alla fine di isabella e gli altri ho scritto “(continua)”. una mi ha scritto: ma poi continui, no?
ho immaginato si riferisse ai miei ricordi su sesso, annessi e connessi post 13 anni.
se ho immaginato bene, beh, sì. lo farò. solo che non so quando.
sono incostante e schizofrenica quanto basta.

a proposito di schizofrenìa, oggi è la volta di papa e papà.

questo gran parlare del papa nuovo (siamo nel 2013 e si chiama francesco) mi fa decidere una cosa che gira nella testa da tempo.
oh, un altro papa buono.
il papa nuovo sta al papa vecchio come il maschilismo dei bravi ragazzi sta al maschilismo. punto.
oppure, se volete, per dirla con parole che usavo tanto tempo fa, come il maschilismo dei compagni sta al maschilismo di destra.
conosco perfettamente il primo. mi sono sempre trovata meglio col secondo. non fosse altro perchè era anche più galante.
oppure, se vogliamo forzare le cose sul piano geografico, come il maschilismo del nord sta a quello del sud.
conosco meglio il secondo. mi fa schifo il primo.
equazioni a parte, il papa nuovo è buono come un pezzo di pane. ha pure questa parlata latinoamericna che non guasta.
ricordate quant’era buono woityla? quello che ora fanno anche santo? ecco, di più.
se esistesse l’inferno, woityla e il suo silenzio sulla pedofilia dei preti dovrebbero ardervi dentro.
questo papa nuovo sta tuonando sulla pedofilia. bene. vedremo se, quando, dove e come arriveranno anche i fulmini.
questo papa nuovo dice che pure gli omosessuali sono figli di dio. e che dio è madre. e io peggio mi sento.
questo papa nuovo sta scoprendo piano piano le sue carte su donne, annessi e connessi.
e io mi sento come mi son sempre sentita. presa per i fondelli. o almeno ci provano.
certo, questo papa parla di miseria. di povera gente. di poteri economici. di giustizia sociale.
tutto giusto. tutto ok. però tutto all’interno di un ordine che non è e non sarà mai il mio.
sono una donna con un cervello, purtroppo. e lo  so usare.

a mattia devo un seme. con la partecipazione primaria di gina, anche la mia nascita.
a mattia devo tutto l’amore che è venuto dopo.
un giorno gli ho detto che papà non mi piaceva perchè era un papa con l’accento. e che però non l’avrei mai chiamato babbo, come facevano e fanno quasi tutti al nord. come hanno preso a fare anche al sud. perchè babbo significa pure scemo. e lui era tutt’altro.
era molto cattolico. in una chiesa di galatina vi è una lapide intitolata a lui. …la moglie e le figlie posero.
l’idea – compresa la firma – è stata di gina.
io, in compenso, non ho atteso la sua morte per metterlo su un altare.
è morto nel 1977, anno di sparatorie e altre sciocchezze tremende di chi diceva di credere in una rivoluzione.
ci pensavo anch’io. ma avevo solo 19 anni. sofri ne aveva molti di più e… ok, lasciamo stare i cattivi maestri. torniamo ai padri.

torno a mattia. solo dopo la sua morte, per circostanze altre e femministe, ho deciso di farlo scendere da quell’altare.
da allora, finalmente, i ricordi sono solo quello che devono essere: ricordi.
da allora, ho iniziato a capire e forse anche ad amare un po’ gina, quella madre tosta che lasciava al padre la parte di buono. già, il papà buono. che lasciava a lei la parte della madre cattiva.
gina che ora è di là e non ci sta più molto con la testa. gina che sabato prossimo (21 settembre 2013) compirà 92 anni.
gina che da qualche tempo mi chiede e mi dà baci che in 55 anni non mi ha mai dato.

mattia, l’hai amata tanto questa figlia de-genere. lo so.
l’hai amata anche quando vennero a dirti che doveva avere gli ormoni fuori posto. forse di più. o erano i cromosomi?
l’hai amata e hai cercato anche di capirla, proprio come fa un papà buono. e intelligente. un giorno, forse il giorno prima, mi chiedesti di passarti quel giornalaccio col titolo rosso, ricordi? era lotta continua. tu che leggevi solo la gazzetta del mezzogiorno.
tu sei stato buono con me, sì. e molto altro.

però, mattia, ora te lo posso dire: devo sopratutto a gina, a quello che era, nonostante tutto e malgrado sè, se oggi sono quella che sono. una donna con un cervello. che lo sa usare. oggi poi mi scopro molto più simile a lei di quanto non avrei mai immaginato, e più di quanto vorrei. anche cattiva. il che non guasta. ma nessuna è perfetta. neanche lei. neanche io. come te.
a proposito di anni, se ci fossi ne compiresti 100 il primo di ottobre di questo 2013.
e allora, buon centenario, mattia. nei miei ricordi.

Nuovo Presentazione di Microsoft PowerPoint2

avevo pensato di mettere 2 foto.
una di francesco e una tua. vi assomigliavate pure.
poi ho pensato: meglio un fulmine viola.
ciascuna pensi quello che crede.
io penserò alla natura.

sai una cosa, papà?
la faccenda del personale che è politico si sta facendo strada anche in questo preciso istante dentro di me.
e allora, penso e ripenso.
se tutto quello che ho scritto (e anche quello che non ho scritto) su di te e su di lei ha un senso per me, nella mia vita, nella mia esistenza e in tutto quello che sono, allora… possiamo guardare nello stesso modo anche altrove?
e allora, come la mettiamo col papa buono?
come la mettono le donne? come le teologhe della differenza? e certe femministe dell’ultimora poi, che erano così entusiaste di ratzinger, te le ricordi? che fine hanno fatto? e quelle che… dio è violent? ce le hai presente? quante ne avranno ancora da almanaccare e propinare una tantum, a noi misere mortali?

caro mattia, so che non puoi rispondermi. non potresti anche se potessi.

neanche io ce l’ho una risposta piena a questo.
so solo che la risposta non sarà in un tot di femminile da centellinare quanto basta, ad opera della solita casta.
un tot di femminile di una qualità decisa dal solito maschile. magari, un maschile buono. insomma, da bravi ragazzi. orrore!
so che la risposta non è in questo ordine dato. so che si può e si deve dialogare con questo ordine. certo.
prima però, andrebbero stabilite regole, tavolo e come si suol dire l’ordine dei lavori. paritariamente.
e per farlo… oh quant’acqua ha da passare sotto mille ponti.

insomma, è un po’ la solita storia. come il 50E50. ricordi? adesso ne parlano tutte e tutti. ma tu ed io e qualcun’altra sappiamo che non è la stessa cosa. come il femminicidio. ricordi? anche quello viene straparlato di questi tempi, ma in tante e tanti sappiamo che si sta a vendere fumo o forse peggio.
che dici, mattia, se ne accorgeranno le addette ai lavori?
o si accontenteranno, ancora una volta, di fare le perpetue del nuovo ordine mondiale?
a me, lo sai, i don abbondi non hanno mai fatto paura. nè i don rodrigo, i don chisciotte, e figuriamoci poi i don giovanni.
son sempre e solo le perpetue la mia spina nel fianco. ma questo, che te lo dico a fare. già lo sai.

schizofrenicamente tua, milena.

vai

 

p.s. 15.09.13:
ho un ricordo abbastanza preciso del personaggio dei promessi sposi.
perpetua serva fedele di don abbondio, pettegola, pungente, anche saggia a volte, e infatti inascoltata nella sua pur serva saggezza. l’autore costruisce un personaggio che è opposto e complementare al tempo stesso. uno/a non può fare a meno dell’altra/o.
ma parliamo pur sempre, inesorabilmente, irrimediabilmente di una serva.
in fondo, ciò che la connota di più ai miei occhi (e forse alla base della stessa scelta da parte di alessandro manzoni) è il significato di quel nome, che è aggettivo e sostantivo assieme. termine inesorabile, ancor prima del suo significante. deputata per destino a durare nel tempo.

 

[audio:http://www.acartescoperte.eu/wp-content/uploads/2013/06/h_r_s_a_t_n_s_r_s.mp3|titles=     h_r_s_a_t_n_s_r_s|width=315px|autostart=yes]

 

Questa voce è stata pubblicata in 2013. Contrassegna il permalink.