pensare in piccolo…

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(lettera veramente scarlatta)

Finalmente, è arrivato il tempo di scrivere anche qui qualcosa di più su quella Lettera scarlatta. L’originaria era marchio d’infamia per l’adultera ed era un romanzo. Partita come romanzo, è diventato cliché, modo di dire. A volte, anche di protestare, se a farlo sono donne Udi brave a invertire sensi e significati.
In Italia, era tempo di campagna elettorale per le politiche in quei primi mesi del 2008 e nell’Udi si decise di scrivere un documento e di scrivere perché si era deciso. La firma era del Coordinamento Nazionale Udi e la Sede nazionale lo mandò in giro, come tutto, come sempre, sotto forma di comunicato: questo è il Tempo di una Lettera scarlatta.116

spilla scarlatta

Certo, in questo paese dei balocchi, giornaliste e giornalisti iniziavano a baloccarsi col silenzio delle donne. 117
Da almeno un decennio a questa parte, in Italia non c’è anno senza una campagna elettorale. Nel clima preelettorale 2008 si dicevano, scrivevano e facevano moltissime cose pro domo sua. Questo ha provocato alcune traduzioni perverse dei princìpi del 50. Vi sono formazioni politiche che se oggi hanno ancora un senso dappertutto è un senso che si regge principalmente se non integralmente sull’antidiscriminatorio. Nulla di disdicevole, in sé. Solo che, come in certi comizi anni settanta, nella lista dei diversamente abili politicamente – con studenti, operai, disoccupati, a volte contadini e perché no? meridionali – infilarci le donne si fa sempre bella figura. Ancora oggi, usare princìpi e rimedi dell’antidiscriminatorio (leggi: quote e tutele) se si parla al femminile si continua a far bella figura. Di questi tempi, vanno molto giovani e immigrati. Sulle donne va detta però una cosa importantissima che vale per tutti gli schieramenti, nessuno escluso: da quando hanno il diritto di votare, nessuno scorda che le donne sono il 51% di chi i voti li dà. Questa cosa non la scorda nessuno. Pertanto, vuoi mettere? Per i proclami parolai antidiscriminatori le donne sono un bacino enorme di disadattate a disposizione per ergersi a paladini, di volta in volta, a ogni tornata elettorale. Se, in quanto genere oppresso tra gli oppressi, restano disadattate a vita, ancora meglio.

Fatta questa premessa, in quel clima preelettorale dove le donne Udi spediscono Lettere scarlatte e, come vedremo, preparano e faranno Tavolini scarlatti, in vari luoghi si operano traduzioni di comodo della Campagna 50E50.
A settembre 2008, ho trovato sul web un titolo carino: pensare in piccolo e agire per tempo. Le politiche c’erano già state, non replicai. Dopo quel risultato, sarebbe stato come sparare sulla croce rossa: nessuna formazione politica a sinistra del PD era riuscita a superare il quorum. Partiti e partitelli non avevano trovato accordo neanche per una cordata. In uno scenario dove i personalismi straripavano, come potevano farlo primedonne come Bertinotti, Diliberto o Pecoraro Scanio? Ecco, per la mia casistica sul linguaggio differentemente sessuale, devo appuntare primadonna, tutto attaccato. Staccate significano Eva, in altro luogo. Non divaghiamo.

La donna che durante la campagna elettorale febbraio/aprile 2008 aveva scritto di pensare in piccolo e agire per tempo conosceva i reali intenti Udi e tuttavia scriveva del 50 con parole dentro quali antidiscriminatorio e altro ancora. Col senno di poi, scriveva in buona fede? O dopo aver fatto finta? Poiché non la vedo dal Congresso del 2003, non posso affermare nulla con certezza. Tuttavia, da altro punto di vista, anch’io oggi penso di pensare in piccolo e agire per tempo. 118

l’autrice del pezzo citato nella nota 118

Oggi mi dico, in conclusione: se perfino le quasi vicine equivocavano, facevano finta oppure peggio, cosa potevamo aspettarci dalla stampa? Poteva mai dire una parola, e dirla giusta, su una Lettera scarlatta? Nessuna riga, infatti. È un destino quasi segnato e anche quello resterà segno scarlatto, fino a quando non si farà chiarezza fino in fondo. Di tutti i documenti Udi, dal 2003 ad oggi, la Lettera Scarlatta è il meno conosciuto, anche nell’Udi. Per me, che pure ho lavorato tanto per i documenti 2007 sul 50, quello Scarlatto è il più autentico.Marchio d’infamia è anche quello di una storia Udi che mi trema quasi la mano a scegliere la minuscola: vicenda fatta di anni ultimi e fatti ultimi che ora, sommati tutti, fanno più di un quarto di secolo, dal 1982 ai giorni nostri. Non solo è storia sconosciuta. Resta misconosciuta ancora oggi, anche tra donne Udi, non da chi l’ha incarnata, ma comunque da chi c’era, poi non c’è stata e dopo un po’, quando l’Associazione Udi ha ripreso quota, è ritornata.

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NOTE
(i rimandi tra parentesi quadra si riferiscono a cartelle della Cisterna)

116
Tutti i documenti sulla lettera scarlatta, incluse le info sui tavolini scarlatti da marzo ad aprile, sono nella cartella cronologico sede 2008 [07] C’è anche un estratto dal backup del sito udinazionale.org vecchio vecchio.

117
Arriveremo a quando e a come la Sede scriverà di quello che in realtà era il silenzio sulle donne. Nessuno sulla stampa e in altri luoghi di potere parlò della Lettera scarlatta. Figuriamoci, non avevamo detto una parola di senso compiuto sul 50. Eccezion fatta per un trafiletto da qualche parte, quando sulla stampa era uscita mezza parola, l’avevano scritta anche sbagliata. Anche i pochi che scrissero a favore sbagliarono, chi per ignoranza, chi a bella posta. Confondendo il 50E50 con la richiesta di quote al 50%. Giusto per dire la prima. Quisquilie, si dirà. Personalmente, nel clima preelettorale 2008, per rilassarmi dalle delusioni di certa stampa, mandavo scappellotti in giro anche alle amiche, per via di comunicati stampa così così. Il 17.01.08 ho strapazzato una donna leccese iscritta Udi, che aveva detto di aver capito tutto del 50. Vedere 17.01 scriviamo insieme le regole in cronologico mac [08].

118
Nella Cisterna viene inserita copia di presentazione elettorale marzo 2008, ancora presente sul web. Chi l’ha scritta aveva dato un contributo al passaggio congressuale 2003, da ex Responsabile di Sede nazionale. Dal 2004 non l’ho più vista nelle Assemblee Udi. La spiegazione è la stessa che mi sono data per chi andava e veniva, per poi sparire: in Udi si pratica la politica delle donne; se ci si fa, si impara l’arte e la si mette da parte e/o a disposizione per altro; ma Udi in quanto tale, nell’immediato, non è trampolino di lancio per nessuna. Questo mi sono detta nel 2008. Non mi interessa la peccatrice, ma il peccato. E il peccato a volte ritorna: innanzitutto, i princìpi del 50 sono ancora nebulosa; poi, a quanto si sente nell’aria, forse risiamo in campagna elettorale; infine, se nel 2004 Udi non era trampolino per nessuna, indipendentemente dalla qualità del proprio pensiero, oggi possono ridestarsi interessi sopiti, dopo 3 Campagne. Udi ha acquistato punti sul mercato. Però, che peccato.
Anche se il peso specifico dello scritto è quello che è, rimpinguo la Cisterna con un paio di byte: pensare in piccolo_ agire in tempo si trova nella cartella varie ed eventuali 2008 [08]. 
In altro reparto, invece, si trova una cosa alla quale replicai eccome, nel clima preelettorale 2008: feci quel secondo omaggio a donne padovane immortalate in una foto con striscione bello di corteo di soli 2 mesi prima. Come potevo non farlo? Avevano partecipato attivamente alla Campagna, erano donne di Centro di raccolta, avevano letto documenti ed erano intervenute in seminari e riunioni a Roma. Scrissi alla Sede nazionale e per conoscenza. Guardo la data di partenza, nella posta elettronica: 12 febbraio, stesso giorno di rabbia e di dolore per ciò che accadeva a Napoli. Vedere 12.02 ragazze mie vicine e lontane… nella cartella cronologico mac 2008 [08].

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