piccoli sessismi crescono – 1

Ce lo siamo detto fino alla nausea: si deve partire dalla scuola.
Direi anche da prima, dall’età prescolare, come si suol dire.
E allora diciamolo. e oltre: dalla culla, se non addirittura dalle panze in gravidanza.

La cultura patriarcale e sessista di cui siamo permeati si insinua di soppiatto.
Si cela dietro frasi e frasette apparentemente innocenti.

Vado a random.

Con la mente sono a sabato 21 settembre 2013.
In quel giorno la mia mamma compirà 92 anni. Auguri, mamma. Brava, nonna.
In quel giorno accadrà anche altro. Incontrerò con piacere un tipo speciale. Ossia una persona normale. Quindi speciale. Cose che càpitano, in tema di sessismi.

Qui su post_illa ci siamo lasciate tempo fa con la digressione sul verbo fottere.
Chiudevo con la promessa di riprendere da “farla lunga” per arrivare a “femminicidio”.

Però, vorrei ripartire dai sessismi terra terra.

Se in un contesto di donne e uomini si usa il maschile, nulla questio.
Lo dice la grammatica e fino a che una regola non viene cambiata, va rispettata.

Nel mio piccolo ho deciso di introdurre una regola super partes: quella della maggioranza.
Se la maggioranza di un contesto misto è femminile io uso il femminile. Stop.

Accade in fb, per esempio, dove “i miei amici” sono quasi tutte donne.
Fb dove accade anche altro: i pochi amici maschi che ho – poichè mi conoscono – o sono soggetti che non hanno alcun problema se mi càpita di riferirmi a loro con termini femminili, oppure sono soggetti che – tempo qualche giorno – capiscono che devono adeguarvisi, e bando alle battute, pena la cancellazione.

Lorenzo, il tipo di cui sopra, da sempre, appartiene alla prima categoria.
Su di lui c’è un accenno, sul finire di a carte scoperte.
Lorenzo che non ha avuto nulla da ridire neanche quando l’ho fatto “mamma”, con altre.

Tuttavia, tornando all’uso del femminile o del maschile in contesti misti, mi ha fatto pensare un’altra cosa che pure accade.

Esempio, uno dei tanti. Corso di formazione. Lecce. Uno di quelli partiti solo per donne, per soggette svantaggiate. Poi aperti anche agli uomini. Un paio di anni fa parlavo in uno di questi corsi. Presenti un centinaio di donne e un paio di uomini. Dopo un po’ che usavo il plurale al femminile, nel rivolgermi a loro, una donna dalla platea decise che era arrivata l’ora di correggermi, forte della regola della grammatica e forse non solo di quella: “ma ci sono anche 2 uomini tra noi…” fu una delle cose che disse.

Morale della favola

Non so se nel frangente è entrato in azione anche il gusto di correggere la “docente”, gusto che è sempre dietro l’angolo. Ma non è questo il punto. Lo pensai allora e lo penso tutte le volte che accade qualcosa del genere. Il punto è che

sono sempre donne le migliori custodi del patriarcato.

Punto. E a capo.

a Brighton tutti i bus hanno anche un nome. questo è intitolato a Ivy Compton-Burnett, autrice di "Più donne che uomini".

a Brighton tutti i bus hanno anche un nome.
questo è intitolato a Ivy Compton-Burnett,
autrice di “Più donne che uomini”.

 

vai

 

p.s:
l’affare che state ascoltando arriva dallo zecchino d’oro su youtube e si intitola: “un due tre siam trentatrè”.  l’ha scelta imenea.

 

 

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