Prefazione

Dal 1985 sono iscritta a una Associazione femminile che dal 1944 al 2002 si è chiamata Unione Donne Italiane e dopo il XIV° Congresso del 2003 Unione Donne in Italia.

L’Associazione è più nota con il solo acronimo: Udi.

La sua Sede nazionale si trova a Roma, alla via Arco di Parma 15 nello stesso stabile dove è conservato l’Archivio centrale Udi, luogo di memoria viva e unicum in Italia sulla pratica e il pensiero della politica delle donne, riconosciuto di notevole interesse storico nel 1987.
Il mio contributo più consistente all’attività politica dell’Udi è legato a una Campagna nazionale del 2007, iniziativa che parte molto prima del 2 giugno 2007, data scelta per l’inizio di una raccolta firme su di un Progetto di legge, in ossequio alla Costituzione italiana.

L’iniziativa popolare fa parte della Campagna che in quanto tale è lunga e ancora aperta, a prescindere dal fatto che quel Progetto con altri giace in un cassetto del Senato della Repubblica Italiana.

Dal 2007 ho in mente un lavoro su origini e cose poco note, quelle che in genere non passano alla storia, uno svelamento del legame esistente tra i dietro le quinte e la scena; appunti sparsi e bozze hanno riposato a lungo nel pc, perché nell’Udi c’è sempre molto da fare.

Oggi non so ancora se si è trattato di un malanno o del suo esatto contrario, poiché alle motivazioni che avevo nel 2007 se ne sono aggiunte altre, direi coniugate in uno sposalizio in corso d’opera.

In un giorno d’autunno del 2009, la mia voglia di fare memoria di alcuni passaggi ha incontrato l’intenzione legata al percorso che porterà l’Udi a un nuovo Congresso, previsto per l’autunno del 2011.

Ed è stato colpo di fulmine, ancora amoreggiano alla grande.

Nel frattempo, un fatto in fila all’altro mi confermano che alcune iniziali vicende sono indissolubilmente legate ad altre.

Benedetto Croce era un Signore che sosteneva più o meno questo: Italia è Paese dove riescono male le riforme e benissimo le controriforme. 

Fatte le debite proporzioni, è quanto accaduto e ancora accade in Udi, con l’aggravante che sono poco note sia le une che le altre.

Croce è quanto di più distante vi possa essere da pratiche e pensieri delle donne in Italia. Croce tuttavia era profondo conoscitore dell’animo umano e del susseguirsi di alcuni eventi.

In questo mio lavoro, al quale introduco scomodando quel Signore, le parole benedetto croce con la minuscola ricorreranno spesso, la prima per esempio per dire di un Congresso Udi del 1982 o più recente del 2003, la seconda per dire di altro. 

Intendo adoperarmi per scongiurare ciò che vedo profilarsi all’orizzonte come il tentativo di attuare una controriforma nell’Udi al suo prossimo Congresso.

Lo farò a viso aperto e a testa alta.

Prima, intendo scoprire carte per mettere in fila fatti benedetti, croci e incroci.

In una riunione nazionale Udi a metà 2010 ho comunicato alle donne presenti che il mio primo contributo precongressuale sarebbe stata la consegna all’Archivio Centrale dell’integrale contenuto digitale del mio pc dove compare la parola Udi.

La quasi totalità delle note contenute in questo testo rimanda a ciò che chiamo la Cisterna, allegato digitale che consegno a chi prende il primo.

Cisterna contiene la quasi totalità del Fondo M. A. C. 2010 depositato presso l’Archivio e consultabile in base alle norme stabilite dalla Sede nazionale Udi, d’ora in avanti indicata quasi sempre con la sola parola Sede.

In gran parte, si tratta di documenti Sede che vanno dal 2002 al 2010 già inviati a ogni iscritta; poi, c’è la parte proveniente da me, con documenti in pdf, immagini, audio e video. Con pochi omissis.

In Appendice, vi è l’elenco delle cartelle contenute nella Cisterna.

Il mio è un lavoro firmato e pertanto parziale come è ogni sguardo personale. Resta uno sguardo privilegiato, per l’onere e il privilegio che Udi ha concesso a me, qualche tempo fa.

Scrivendo, mi rivolgo idealmente a una delle tante giovani donne che ho incontrato o incontrerò, grazie a Udi.

Lo dedico alle donne di cittadinanze.

Milena A. Carone, gennaio 2011

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[dedica o citazione che dir si voglia]

 

 perché non sono le nostre capacità
a determinare chi siamo
ma le nostre scelte
(Maestro Silente a Harry Potter)

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POST SCRIPTUM – dialogo fuori busta e fuori cartaceo

- cosa? devo mettere una citazione?
- beh, sì. dopo la prefazione. che libro è senza una citazione?
- ok. allora un uomo, così non scontento nessuna.

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chè poi, a me harry potter manco me piace… M.A.C.

 

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