Prima i fatti, sempre.

Prendo spunto da un bel post di Fiorella Cagnoni sulla sua pagina facebbok Alice’Journal – per dire qualcosa a margine.

Ho accolto l’invito di Fiorella e nel mio caso si è trattato di una ri-visione.

Le puntate di Un giorno in Pretura sul processo per la morte di Sarah Scazzi di Avetrana sono sei, durano un’ora circa cadauna e si possono trovare sul sito raiplay.it

Sito che non finirò mai di ringraziare e raccomandare.
Molto ben fatto.

Un giorno in Pretura (me lo dice wikipedia perchè la mia memoria non è così di ferro) è la trasmissione più longeva della terza rete Rai dopo il TG3.
Trasmissione ideata da Roberta Petrelluzzi, che ne è anche conduttrice e regista.

Roberta non è Franca.

E la trasmissione di Leosini – lo dice lei stessa sul suo sito – ha un intento differente.

Roberta è molto professionale, mai debordante, accompagna i filmati con garbo. E sono i filmati con i processi a essere protagonisti in ‘Un giorno in Pretura’. Che si basa sui fatti, intendendo per fatti le riprese nelle aule giudiziarie, con testimonianze etc. e quanto si ricava dalle carte processuali.

La trasmissione di Leosini è altro. Arriva a cose fatte. E punta sui sentimenti. Non sono io a dirlo ma, ripeto, Leosini sul suo sito. Sito che perarltro (ho girato e rigirato) non ritrovo più. Se qualcuna vuole darmi notizie, tenchiu.

Franca è bravissima. A volte sciaborda.
I suoi dialoghi con chi le è seduto/a di fronte sono molto spesso calibrati sull’ascolto tv, piuttosto che sulla persona in carne ed ossa che ha davanti.

A volte si compiace. E pur sapendo perfettamente che interlocutrice o interlocutore forse non ha neanche fatto le scuole obbligatorie si lascia andare all’uso di parole e locuzioni comprensibili solo da possessori di laurea e magari qualcosa in più.

Le prime due puntate 2018 di Storie maledette sono state dedicate al “Giallo di Avetrana”. Che, per quanto sommessamente mi compete, resta un giallo anche dopo la Cassazione.

All’inizio della seconda puntata Franca porge le sue scuse.
Per avere usato nella prima un linguaggio così così: bipede sgualcito, ardori lombari etc.
Ma le porge all’uomo cui erano riferite, non alla donna davanti alla quale le ha proferite. E non tanto perchè forse poco comprensibili ma perchè… poco carine. Ok. Pazienza.

Le prime due puntate di Storie Maledette hanno avuto molto successo.

E altrettante polemiche.
A tal punto che Leosini  - il virgolettato lo prendo dal sito Velvetgossip che mi informa – “ha abbandonato il ruolo impenetrabile e oggettivo, rivelando il suo punto di vista” dichiarando: “Non do mai giudizi. Spesso mi chiedono ‘Tu che pensi?’, ma io non dico mai nulla. In questo caso però, una cosa di cui sono profondamente persuasa, è che qualsiasi sia la verità, sono profondamente convinta che non era un crimine da ergastolo.”  E ancora, sempre Franca denuncia una “dicotomia sgomentevole nella valutazione dei reati da parte della magistratura: a parità di crimini o di reato o di ipotesi di un crimine, vedi dare 18 anni ad una persona per duplice omicidio, e magari l’ergastolo a due persone che, quand’anche fossero state loro, comunque sarebbe stato un delitto d’impeto, che non prevede l’ergastolo nel codice penale“.

E passi per la dicotomia sgomentevole.
“Quand’anche fossero state loro”.
Condivido e di più.

presentazione1

Io, come tutti, non possono mettere le mani sul fuoco.
La verità la conosce solo Sarah e chi l’ha ammazzata.

Però c’è un però.
Che sarà chiaro a chiunque avrà la pazienza di rivedere quelle 6 puntate di Un giorno in Pretura.
Il processo di Avetrana (lo chiamo anch’io così, ma insomma, la Corte d’Assise è quella di Taranto) batte tutti i suoi precedenti, in fatto di condizionamento televisivo.

Avetrana a Cogne le fa un baffo.

Non seguo assiduamente (ora sempre meno, sempre meno) trasmissioni come Porta a Porta ma ricordo perfettamente la bacchetta di Vespa ronzante intorno al plastico di Cogne.

Non guardo la spazzatura (preferisco questa parola all’inglese trash) televisiva propinata da Mediaset, e non solo in tema di cronaca nera.

Mai vista una puntata di Amore criminale. Non so neanche se sia il titolo esatto. Forse è al plurale.

Per carità, anche prima dell’arrivo invadente della tv, ci sono stati processi con condanne emozionali, basate su pregiudizi e poco più.

Altro che processi indiziari!
Quale è, sulla carta, il processo per l’omicidio di Sarah.

Ma Avetrana non è stata tanto una caccia alla streghe. 

Nel senso che non si è dovuto “cacciare” molto.
Le ‘streghe’ in questione (mamma e figlia) si sono consegnate da sole mani e piedi all’opinione pubblica prima, e ad avvocati, pubblici ministeri e giudici poi.

Cipiglio antipatico, invasiva, ha rilasciato più interviste lei di non so chi. La figlia. E la mamma poi? Oh, lei sembra catapultata proprio dal tempo della caccia alle streghe, quelle vere. Vestita sempre di nero. Modi rudi. Capelli arruffati. Grassa. Mento prominente. Insomma, Maga Magò. Anzi, no. Quella era simpatica. Peggio, molto peggio.

Nell’intervista la madre ha fatto vedere (a chi ha voglia di farlo) qualcosa in più. Una modernità insospettata, per usare le parole di Franca. E un riserbo forse eccessivo sulla propria vita. Fatta di fatiche e sopportazioni. Dalla mattina alla sera. Notti incluse. Come quella di  molte donne, dalle mie parti.

Forse avrebbero dovuto rivolgersi a una professionista dell’immagine.

Avrebbero beccato molti anni di meno.

In carcere hanno “trovato più umanità”. Non mi sorprende affatto. Seguo quasi ogni giorno Radio Carcere su Radio Radicale e qualcosa so.

Per ricollegarmi alle parole di Fiorella nel suo post, ahimè per queste due donne condannate all’ergastolo non ci sarà una Olivia Pope o una Annalise Keating.(*) All’italiana. O forse, chi sa? Mai dire mai.

Sul padre “ostaggio delle megere” è meglio se mi sto zitta.
Altro stereotipo. Che forse, e dico forse,  è stato solo meglio consigliato. Nel balletto delle sue cinque versioni differenti. Cinque.

Con Avetrana siamo giunte all’apoteosi?
Quanto al malo rapporto tra gossip televisivo e fatti giudiziari?
Quanto a influenza delle maldicenze su qualcosa che si traduce in sbarre a vita? 

Non è detto.
Come per i fatti della cronaca politica, possiamo sempre peggiorare.

Penso che ci saranno ancora condanne condizionate unicamente dall’opinionismo sensazionalistico di tv e giornaletti.

Perchè ci sarà sempre più voglia di sensazioni. E non di fatti.
Come nella politica. Uguale.

Lo Stato siamo noi?
Allora anche la mala Politica siamo noi.
Anche i cattivi Giudici siamo noi.

Noi, che… hai voglia tu a urlare: fake news! 
Restano. Come restano le impressioni che quelle due donne hanno lasciato nella stragrande maggioranza di italiani. E ahimè di italiane. Giudici inclusi.

Sulle fake news si edificherà il futuro della politica nel mondo intero?
A quanto dicono sarà così. Povere noi?

Tornando ai fatti, nel mio piccolo, io continuo a sperare che la Tv pubblica faccia vivere ancora a lungo trasmissioni come Un giorno in Pretura. E che ci siano anche in un futuro professioniste come Roberta Petrelluzzi.

E sì, mi piace Franca Leosini.
Mi auguro solo che nel tempo non cada in tentazione.
Perchè, come diceva Al Pacino ne L’Avvocato del diavolo…:

Vanità? il peccato che preferisco.

E qui mi fermo.

M.A.C.

(*)
trattasi, per chi non lo sapesse, delle protagoniste di 2 serie tv usa, di grande successo: Scandal e How to get away with murder. 

p.s.:
oggi mi sento buona (saranno le palme?) e vi metto i link. pari pari.

https://www.raiplay.it/…/Giallo-di-avetrana-La…
https://www.raiplay.it/…/Giallo-di-avetrana-Zio-Michele…
https://www.raiplay.it/…/Giallo-Avetrana-Le-due-cugine…
https://www.raiplay.it/…/Giallo-Avetrana-Sogno-o-son…
https://www.raiplay.it/…/Giallo-Avetrana-Le-verita-di…
https://www.raiplay.it/…/Giallo-Avetrana-Ultimo-atto…

 

 

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