prove di futuro

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il paese che ci sarà

A questo punto della nostra storia, voglio raccontare del mio ingresso nel Coordinamento Udi.

Non solo per il fatto che nel giorno di Capodanno 2006 manderò una lettera care amiche vi scrivo a proposito di Udi che fanno finta. Lo faccio soprattutto con la mente ad accadimenti attuali.

Durante il Congresso 2003 dichiarai l’intenzione di candidarmi per entrare a far parte del Coordinamento. Non era ancora tempo. Compresi e accettai. Ero nell’Udi dal 1985 e un po’ avevo imparato la moderazione. Sapevo a mie spese che i percorsi collettivi vanno più seguiti che preceduti.

Il Gruppo Preparatorio del Congresso, cioè le donne che avevano accompagnato l’Udi in un lungo percorso per arrivare a dire che sì, si poteva fare, l’Udi poteva provare a riorganizzarsi, furono prorogate fino al 2005, con decisione unanime.

Una voce cara con accento modenese mi aveva detto porta pazienza, sarai la prima a entrare, nel 2005. Così sarà. E così fu. Mi piace questo andirivieni tra presente e futuro che è anche passato.

Entrai che ero convalescente in ripresa spinta, dopo 2 operazioni al seno, a ottobre 2004 e a febbraio 2005. Durante la prima convalescenza, per non saper che fare, mi ero messa in testa di scalare una collina di parole. Non proprio una montagna, sarebbe esagerato. Parole di donna e qualche uomo, partite da altre parole ancora, parole di un Cardinale che sarebbe diventato Papa. Le parole del Cardinale erano in una Lettera ai Vescovi. Tante donne in Italia, con poche eccezioni, erano andate in brodo di giuggiole per parole cardinalizie che parlavano di distinzione tra uomo e donna e più di una equivocò (o forse fu una speranza) con differenza sessuale. Ero in convalescenza e feci una rassegna stampa con i fiocchi su parole. Alla fine, scrissi pure le mie. E fu Parola per Parola.21

Dopo la seconda operazione, era tempo di tornare all’Udi, intesa come Assemblea. Ero stata lontana per troppo tempo e le conseguenze potevano essere pericolose per la sottoscritta e il suo perdersi nelle parole. Avevo pronta anche una risposta. Quando nel 2005 mi chiederanno perché non mi ero fatta vedere in un paio di occasioni a cavallo del 2004-2005, io che non ne mancavo una dal 1985 vent’anni esatti, guardavo dritta negli occhi l’interlocutrice, prendevo le tette tra le mani e rispondevo: ho avuto un paio di cose da fare. 

Ero in ripresa da convalescenza e avevo voglia di lavorare per l’Unione Donne in Italia. Fin dalle prime riunioni 2005, posi la questione delle questioni, o almeno così la vedevo io: l’abuso della sigla Udi in lungo e in largo per l’Italia. Come semplice iscritta, avevo inviato alla Sede un dossier che riguardava il solo web, dove avevo trovato un sacco di magagne. Il dossier lo rimisi sul tavolo nel giugno 2005, aggiornato.

La questione si riproponeva spesso, con gradazioni varie, non solo da parte di realtà Udi che non avevano partecipato alla svolta congressuale 2002-2003, ma anche da chi nel Congresso c’era stata. In un certo senso, si ritrova riveduta e corretta ancora oggi, ma è quasi sempre la stessa storia. Nel Capodanno 2006 scrivevo …così mi distraggo un po’! Più in là, la riscriverò.22

Nel gennaio 2006 si andò anche a un incontro, come Udi. Poi si partecipò a una manifestazione, sempre come Udi, a Milano.23

Chiedo a chi intendesse replicare di leggere prima ogni allegato in Cisterna, dal primo all’ultimo, chiedo di guardare cosa si trova scritto in un ordine del giorno, cos’altro in resoconti di decisioni; di porre attenzione a come si aprono e a come si chiudono molti verbali, infine di tenere a mente anche le date, per esempio su richieste inoltrate dalla Sede fin dal 2004. 

Qui, indico come puro esempio uno dei punti di un ordine del giorno datato 2005: decisioni da prendere in merito alle udi che hanno dimostrato, nei fatti, di non riconoscersi nel nostro statuto (da odg Assemblea giugno 2005). Furono prese le decisioni? In gran parte, sì. Sono state rispettate? In gran parte, no.

Ora, facciamo un piccolo salto. Per l’otto marzo 2006 Udi le parole d’ordine di un manifesto sono quelle contenute in una foto, che contiene uno striscione sostenuto da giovani donne ad una manifestazione: la precarietà ci rende sterili. Il manifesto continua così: vogliamo essere libere di creare vite convivenza e democrazia.24

VEL
Il manifesto
, le giovani donne, l’Udi stessa non parlano solo di procreazione medicalmente assistita, solo di maternità, solo di lavoro. Esprimono già un’esigenza di cittadinanza compiuta che tutto questo comprende in sé. Il 50E50 non ha ancora né parole né princìpi. E neanche nel suo logo quella E maiuscola e rossa che si deciderà poi. Però, i barlumi del 50E50 presenti in quel manifesto illuminano le menti in un Coordinamento.

Quegli stessi barlumi rischiareranno un pomeriggio romano di fine marzo 2006. La Sede decide infatti un sit-in a Largo Argentina per il 25 marzo. Un sit-in come non se ne facevano da anni. Volevamo una presa di contatto diretta con le donne, correndo anche il rischio di essere incomprese, se non addirittura ridicolizzate. Soprattutto, adesso sapevamo di avere le energie per farlo.

Di quel pomeriggio di fine marzo ricordo solo i prodromi, nel sit-in fui colta da un lieve malore e dovetti abbandonare le altre, ancora alle prese con un megafono e facce attonite di passanti.

Ricordo i prodromi e anzi ne ho le immagini stampate nella mente. Ricordo una President at work con i capelli corti corti, nel pozzo luce della Sede nazionale, china a dipingere uno striscione 50e50, il paese che ci sarà!

Lo striscione è ancora nella Sede. La foto sarà inserita in un video sul 50E50, a dicembre 2007. Capelli corti corti quelli della President, di colei che avevo conosciuto con capelli lunghi e belli. Capelli finalmente ricresciuti dopo la chemio e altro.

Tutta roba che non le aveva impedito di portare noi tutte fino a quel punto. Non sto svelando segreti, non sto a violare privacy: tutte ricordano il turbante di Pina Nuzzo nell’Archivio centrale e le sue sopracciglia scomparse al Compleanno Udi di ottobre e al Seminario di novembre 2005.25

Quello che poche sanno è altro. Non si sa fino in fondo della fatica per far passare alcune cose, in una Udi che aveva aperto sì una scommessa con il XIV° Congresso, ma una scommessa tutta ancora da verificare, perché avrebbe scompaginato assetti di decenni, avrebbe fatto emergere per poi solo in parte debellare qualche cattiva abitudine.

Un percorso che non è mai indolore. C’è sempre un prezzo da pagare. Quanto a parole riservate, chiederò alla Delegata il permesso di scrivere queste altre, piuttosto. Se le scrivo, vuol dire che me lo ha concesso.

pina 011005

Le dissi, a un certo punto della sua malattia:

Pina mia, se sei riuscita a dribblare gli ostacoli e perfino a metabolizzare i veleni di così tante uome, cosa mai ti potrà fare una cosa che finisce in oma?

vai

 

 

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NOTE

21
Un affarino minuscolo impostato al pc, avendo come base la metà di un foglio A4. Non sapevo e non so nulla di impaginazioni. Andai a pagine alternate per un tot, poi mi fermai, combattendo a lungo con straripamenti e margini. Mi torna in mente il fiume Tevere citato nell’introduzione di Parola per Parola. Ricordo cura dei particolari, un otto rovesciato simbolo di infinito scelto per le pagine vuote. Insomma, una goduria di convalescenza. Per la copertina scelsi un viola quaresimale. Copia cartacea c’è ancora, alludinazionale. Ciò che resta nel pc ora è l’impostazione iniziale. Non so come sono riuscita a stamparlo, incrociando giuste le pagine. Il mio sguardo 2004/2005 però sapeva dove andare a parare, quale l’utilizzatrice finale: partita da una Lettera di Cardinale per arrivare ad una Stazione per le Parole, per arrivare, ancora una volta e sempre, all’Udi nazionale. Nella cartella parola per parola [03] ora si trova: 1) lettera ai vescovi della chiesa sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella chiesa e nel mondo, roma, 31.05.04 j. ratzinger; 2) rassegna stampa da sito web libreria donne milano e vari estratti a firma d. fo, g. ferrara, i. dominijanni, l. melandri, r. rossanda, r. armeni, b. sebaste, r. stella, m. c. bartolomei, a. sofri, cif parma, f. merlo, m. terragni, g. codrignani, e. dejana, c. piancastelli, l. boella, e. cirant, j. burggraf, l. muraro, l. scaraffia, m. politi, l. annunziata; 3) parola per parola, versione originale maggio 2005.

22
Parafrasando la canzone di Lucio Dalla, pensando alle mie parole pronunciate in riunione Udi 2010, il fatto che io mi stia preparando non è una novità; nessun anno passa in un istante, ma se così fosse ci sarò anch’io. Tra le varie mac 2006 [03] la cartella care amiche vi scrivo contiene i seguenti file: dossier su sigla udi giugno 2005, mail novembre 2005, documento udi locale e mail con lettera capodanno 2006.

23
Nella Cisterna anche 2 foto, le uniche che ho ritrovato nel mare magno. Le inserisco nel file resoconto manifestazione milano dove trascrivo il contenuto di una mail con allegato inviata dalla Sede il 09.01.06. Con questo file inauguro la cartella varie snu 2006 [04] contenente selezione di documenti e comunicazioni Udi dal Fondo MAC. Tra i documenti in Cisterna, per ciò che attiene la Campagna 50E50 per come si svilupperà nel 2007, il primo documento ufficiale della Sede è immediatamente successivo alla riunione del 02.12.06 e reca il titolo cosa è 50E50. Da allora ho collaborato a tutti i documenti prodotti dalla Sede Udi sull’argomento.

24
Nelle parole si intravede ciò che verrà. Nel giugno 2005 c’era stato il referendum sulla procreazione medicalmente assistita, meglio nota come legge 40. Nelle varie snu 2006 [04] si trova la trascrizione delle due mail del 2 e del 7 febbraio 2006, entrambe con gli allegati di riferimento e la riproduzione del manifesto, in un unico file. In fondo al file, una nota mac 2010.

25
Vedere varie 2004 2005 2006 nella cartella foto [03].

 

 

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