quelle due…

…hanno litigato anche su un titolo, nel 2007. Alla fine, le ho placate con uno dei pochi ordini che rispetto, l’alfabetico.

Da anni gioco con la mia sana schizofrenia. Adoro anagrammi, sciarade, acrostici et similia. Circa 8 anni fa il mio nome e cognome sono diventati molte cose. Quelle che hanno resistito al tempo e ad altri giochi sono due: Imenea Carlon e Melania Cerno. Avevano un senso anche i cognomi. 1

Ciò che chiamo impropriamente, me ne rendo conto, schizofrenia è purtuttavia una cosa molto sana per me, questo sì. Mi ha salvato l’anima e la vita stessa. Scollamento assoluto di due parti di me che convivono alla grande. Amore/odio che le rendono inseparabili e invincibili. Alla fine, hanno capito che nessuna può fare a meno dell’altra. Anzi, quando riescono a parlarsi decentemente senza far danno producono inaudito. Qualcosa del genere anche in un’aula di Senato, tempo fa.

Imenea ho provato a raccontarla. E così Melania. A voce e per iscritto. La prima diventava la bimba, la monella, l’incorreggibile. Non sono mai riuscita a descriverla per benino. Comunque, nella mia mente tutte quelle cose erano al di fuori di ogni stereotipo possibile e immaginabile su ciò che passa altrove con le parole: bimba, monella, incorreggibile. Il fatto è che non trovavo ancora le parole.
Una cosa è certa: fino a qualche tempo fa, Imenea prendeva a prestito molte caratteristiche esteriori dello stereotipo bimba. Forse l’unico termine che al mio sguardo corrispondeva al significato corrente è monella.

mac - 2 anni

mac – 1960

Ma la Bimba, scritto proprio così con la maiuscola, per me non ha mai avuto nulla di infantile, neanche quando faceva i capricci. Nel tempo è divenuta sempre più una sorta di Amazzone. A volte irrequieta, a volte fiera. Comunque sempre indomabile. L’unica capace di starle dietro è Melania. Ma non è vita facile. Imenea ama sempre Melania. E Melania la sopporta sempre. Punto.

Non è che Melania sia sempre una saggia pallosa, paziente e premurosa. L’ho chiamata Saggia anche in quel frangente di Palazzo Madama, con la maiuscola. Ma è molto di più. Ed è molto altro. Provo a dare un’alternanza di figure. Forse ci riesco. Tenere sempre a mente che sono figure che possono essere quello che sono solo se viaggiano insieme. Sempre.

Melania studia, Imenea impara.
Imenea soffre, Melania s’offre.
Imenea è quella della musica, Melania (a dispetto del suo nome) è quella delle parole.

Da quando Melania studia (e Imenea impara…) ossia da sempre, tutte e due hanno capito che una musica bella e parole orrende possono produrre più sfaceli delle bombe. Melania, che ama la musica pure lei, ogni tanto concede a Imenea qualche eccezione, come quella di fimmene fimmene cantata da Nannini. Però è un’eccezione. E lo sanno entrambe.

Melania costruisce pensieri, Imenea abbatte pensieri.
Non dico degli stessi. Dico della funzione svolta da ciascuna in me.
Melania fa di tutto per crescere, per diventare adulta. Imenea resta strenuamente ancorata a qualcosa che è mio fin dall’infanzia. Una sorta di libertà irrinunciabile. Sfrenata. Pericolosa. Stupenda.

Melania questo lo ha capito. E sa. Quello che lei fa è di dire a Imenea ogni tanto di non prendersela poi così tanto.

Imenea a quel punto le risponde che quella che deve pensare agli aggiustamenti è lei, Melania. E quando vuole esagerare aggiunge: “non è che in questa casa posso far tutto io!”. Quella casa che poi sarei sempre io.
Al che Melania sorride. E il gioco ricomincia.

mac 2007

mac – 2007

Melania è quella dei processi, Imenea degli eccessi.
Imenea rischia una telefonata a una sconosciuta, Melania ci mette le parole.
Imenea “vede” che il pesce può abboccare, Melania prepara l’esca.

Hanno preso botte nei denti entrambe.
Imenea resta più tempo nei dolori, Melania è quella che la tira fuori.
Imenea intuisce, Melania istruisce.
Le intuizioni valgono per la seconda e le istruzioni per la prima.

Adesso provo a dire meglio la cosa già scritta in quel pezzo sul Senato, nel2007.
Lì scrissi che… “Imenea non esce mai da sola, non mette mai il naso fuori senza l’autorizzazione dell’altra che a volte prende pausa e glielo consente, nei contesti giusti. Quando la bimba scappa fuori dove non deve uscire, son dolori. Non tanto per la bimba.”
Ecco, non è del tutto vero. Almeno, non è stato sempre così. Lo dirò.
Lì aggiunsi che… “se Imenea esce davanti a chi non comprende, a chi non capisce veramente, non di quelle che dicono non capisco che è altra cosa, se esce davanti a chi, poco prima, davanti a Melania ha fatto scena muta, càpita che quella di cui sopra che non comprende si rianimi di colpo e, in mancanza d’altro, l’amica risanata tiri fuori il repertorio mandato a mente dall’infanzia, quello della moderazione patita in proprio e riversata motu proprio. Sono diventata esperta, a furia di dolori. Ora non ricapita più. Cosa? Milena non si fa. Milena non si dice. Si fa così e così, diceva Berenice. Chiamiamo per comodità di rima Berenice colei che non osa confrontarsi col prodotto di cervelli, anima pia che purtuttavia è pronta a sfornare bignè di loffia santità o lesa maestà per conto terzi, spacciando questa quintessenza maleodorante per pillole di saggezza. Spacciatrice in erba Berenice, né più né meno di certi ragazzini agli angoli di strade buie, di soppiatto, con le bustine coche. A volte, fanno più danni di trafficanti d’armi, certe Berenici. Lo spaccio, anche se viene allo scoperto, non è ancora debellato, ma le donne accorte sanno che si sta a vendere fumo e anche di peggio. Imenea non esce mai da sola e viaggia sempre con l’altra. A volte, si trovano d’accordo sulla sostanza e son godurie, quasi dappertutto.”

Questa cosa della moderazione la voglio dire meglio, ora.
Per quanto mi riguarda personalmente, a moderarmi basta e avanza Melania.
E sia chiaro, si tratta di una moderazione a fin di bene:
Un bene essenzialmente mio, per stare bene.
Non risponde nè osserva codici di comportamenti dettati da altra che non sia io.

Questa cosa Imenea l’ha fatta propria col tempo, ma solo perchè degli eccessi sono la prima a subirne gli effetti. Questa consapevolezza non mi impedisce di averne. Ma lo so. E tanto mi basta.

La moderazione da parte di altre l’ho patita spesso.
Poche volte l’ho fatta mia. E solo quando non aveva nessuna delle caratteristiche di ciò che ho descritto parlando di Berenici. Sopratutto, non l’ho fatto mai a prescindere da Melania. Potrei contarli sulle dita della mano, quei pochi casi. 2

La moderazione di una donna da parte di altre donne (le Berenici, per intenderci)  è la cosa più squallida e patriarcale che io conosca. Occorre molta attenzione per individuarla. Molta cura per sanarla. Se qualcosa che appartiene al genere ti arriva dalle amiche, occorre anche amore. L’amicizia per me è molto prossima alla politica.
Un giorno su facebook ho “eletto” alcune amiche e un amico mie madri. Si trattava di un giochino messo in atto dopo aver scoperto una delle tante idiozie di Mister Facebook, che ti concede di avere un* sol* amante etcetera. In compenso, molti moltissimi genitori. L’ho fatto scherzando,  quindi era una cosa molto seria per me. Ho fatto precedere il tutto da una nota, dove dicevo alle mie madri elette che “nasco ogni volta che ho un’idea sensata. ergo, ho molte madri”.

Per concludere: Imemea ama, Melania pure.
E io, secondo te, che altro posso fare?

vai

 

___________________________

 

NOTE

1
Nella Cisterna, per chi ce l’ha, trovare il file incanaleremo nella cartella mac varie 2005. Era il titolo di una poesia. Quello che ricordo ora è che la parola incanaleremo è l’unica (l’unica che allora trovai) parola intera che esce anagrammando Milena Carone. Il 2005 non era ancora il tempo di mac, acronimo composto l’anno successivo con la A. del secondo nome. Ho provato ad anagrammare Milena Angela Carone, ne escono delle belle. Chissà che esce se ci aggiungo il terzo, Patrizia.

 

2
C’è stata e c’è tuttora una sola donna al mondo cui ho conferito e conferisco questa funzione. Questa e altre bellissime funzioni. Il suo nome vero comincia con la G. Quando mi va di scherzare con lei, la chiamo Miss Melania.
Non è che le abbia dato una qualche funzione da super-io. Lei è super già di suo.
Ma le devo la cosa più importante della mia vita.
Più di altre mi ha fatto riconsiderare la figura di mia madre, che prima odiavo e basta. Lei, dopo avere svolto, forse senza neanche saperlo, questa santa missione, è anche la donna che ha sostituito mia madre come fonte di giudizio, ai miei occhi.
Prima di allora, mamma avrebbe potuto cancellarmi con una sola parola. E tante volte ci ha provato.
Dopo quella consapevolezza, io temo e seguo solo il giudizio di G.
Non ho armamentario a disposizione per dire con parole giuste quanto questa cosa abbia a che fare con autocoscienze spinte, psicoterapie duali o altre e più scemenze di parole. Posso solo dire le cose come stanno: da allora, il giudizio di mia madre non ha avuto più molta importanza. Non l’ho più inseguito,  nè elemosinato la sua accettazione.
Riuscire a capire – e di questo ringrazio solo le donne, anzi alcune con nome e poi cognome – la vita di mia madre, i suoi valori, le sue pene e dispiaceri, mi ha consentito piano piano di smettere di odiarla. Che non ero la responsabile dell’infarto di un Mattia lo sapevo già di mio. Ma a 19 anni, quello che ti arriva da dove meno te lo aspetti può mandarti al manicomio. Sono stata fortunata a incontrare le donne, anzi alcune. E dopo sono andata oltre, ho fatto di più.
Ho compreso e perdonato l’ignoranza di mia madre.
Ho smesso definitivamente di parlarle dei miei guai come delle mie gioie, sperando che potesse accoglierli nel grembo, senza fiatare.
Ho smesso di farlo tempo e tempo dopo aver visto che di guai e gioie mamma prendeva appunti per tirarmeli dietro nell’occasione giusta.
Ho fatto questo e ho fatto altro.
Ho collocato Mattia in un posto differente da quell’altare dove mio padre stava nella mente fin da piccola. Altare che un giorno è diventato vero e proprio, e ancora sta da qualche parte, in una Chiesa. Altare voluto da una moglie (…e le figlie posero) che era una madre che odiavo e basta.
Sì, devo a G.  la spinta necessaria per ricollocare molte cose nel loro giusto posto.
Per questo, quando scherzo con lei la chiamo ancora oggi Miss Melania.
Per dirle altro, deve spuntare fuori Imenea: “oh, sia chiaro! che se sei la mia Autorità, non te l’ho scordare, così t’ho fatta io!”

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post scriptum
accordo musicale

Melania: questa canzone mi ricorda il periodo della vita in cui ho iniziato a sentire la presenza di Imenea.
Imenea: questa canzone mi ricorda il periodo della vita in cui ho iniziato a sentire la presenza di Melania.

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