querela quacquaracquà

Quando digito il nome di Stefania Cantatore da Napoli, mi rendo conto di aver sorvolato su una notizia che attende di vedere la luce da anni. Almeno, l’attende quanto ad omissis da svelare. Quanto a prosieguo giudiziario della vicenda, altrettanti anni ne attenderà. O forse mai.

Mi viene in mente il finale di una poesia di Carla Lonzi su quel suo… attendo il battito di quelli che non son cuori e mai lo saranno. Evidente, ho ancora voglia se non bisogno di divagare, se la mente arriva a scomodare un tal sommo ricordo.

Non ho voglia di citare questa donna per lungo in continuazione. Vi è omonimia con altra Stefania di cui ho già scritto. Allora userò acronimo a suo tempo coniato dalle iniziali, Sicci. Divago ancora. Facciamo ordine, almeno cronologico. In nota, un breve excursus con svelamento di omissis su episodi meno gravi. 1

O per meglio dire, prodromi di ciò che accade a settembre 2009, il fatto che darà la stura agli eventi che culmineranno in una querela quacquaracquà.

Sicci è la protagonista assoluta del fatto narrato nella nota 176 in a chi giova e chi paga il prezzo. Vi è da ricordare, a questo punto, che ho scritto quelle cose a gennaio 2011. E dato alle stampe a carte scoperte nel luglio dello stesso anno.

Nel frattempo, erano già accaduti altri 2 fatti, tra loro molto differenti.
L’unica cosa in comune è che sono rimasti entrambi senza esito.
Primo fatto: Sicci deposita a marzo 2010 una querela nei miei confronti.
Secondo fatto: La Garante Tricarico da me sollecitata a marzo 2010 convoca una sorta di Gran Giurì Udi al quale Sicci non si presenta.
Si tratta di 2 fatti molto indicativi per i modi, i tempi e i luoghi scelti. 2

Verrò informata ufficialmente del primo fatto a più di un anno di distanza. In ogni caso, la faccenda non va ad intaccare minimamente la stesura di a carte scoperte che resta tale, non ne viene mutata neanche una virgola.

15 giugno 2011: un divertito maresciallo leccese mi comunica di essere oggetto di indagine. Pochi giorni prima avevo ricevuto una telefonata dalla Sede nazionale Udi. Ricordo perfettamente il tono della voce e le parole di Silvana Casellato, e così le mie. Ciao Milena, devo dirti una cosa. Oggi sono stati qui i Carabinieri a chiedere di te.

Avevo già capito di cosa si trattava, incluso il motivo per il quale una cosa quacquaracquà ci aveva messo così tanto ad arrivare a colei che sulla carta doveva essere la diretta destinataria. Ah, bene. E tu?

Niente, mi hanno chiesto se sei una nostra associata, i tuoi dati, anche il cellulare, insomma… tutto.

Mentre la ascoltavo immaginavo Silvana nella sua stanza, seduta alla scrivania piena di appunti e post-it, ma sempre molto ordinata. E tu che hai risposto?

La verità, che sei stata la Garante dell’Udi, che hai fatto la Proposta del 50E50 al Senato, e insomma… questo. E poi il cellulare. Hanno detto che ti chiameranno oggi stesso, per una comunicazione urgente, ma a me non hanno detto nulla. E… così. Pina è fuori. Mi ha detto solo di chiamarti e di dirtelo. Ma che è successo, Milena?

Nulla, non è successo nulla Silvana. Stai tranquilla. E non succederà nulla. Ciò che doveva accadere era già successo. Come doveva essere, la Tesoriera aveva chiamato per prima la Delegata. Questo si voleva da Napoli. Solo questo. E poco altro.

Forse, ma con certezza può saperlo solo una mente partenopea, lo si sarebbe voluto solo un po’ prima, magari. O forse mai, però a patto di altro. Chi può dirlo?

Posso dire che quello del 15 giugno 2011 è il mio unico contatto, virtuale, con Cantatore da Napoli dal 2009 in poi. Né sfiorata né ancor meno interpellata da me nelle sue intermittenti apparizioni in un fu Gruppo Preparatorio. Nulla.

Sta di fatto che una querela da Napoli in effetti parte in data 19 marzo 2010 (ogni riferimento a San Giuseppe è puramente casuale).

Parte diretta a me. Passando però per la Sede Udi. Siamo alla fine della storiella, che se sul piano giudiziario farà la fine che un sorridente maresciallo ha preconizzato alla sottoscritta, su di un altro piano spiega molto altro.

Ed è quello che mi ha mosso a scrivere queste righe in post_illa. Potrei sbizzarrirmi in considerazioni varie sul denaro pubblico sprecato per far inviare un’informativa da Napoli a Roma. Dopo di che, una serie di Pubblici Ufficiali romani ha letto carte napoletanee, preso decisioni romane e percorso strade romane per andare in via Arco di Parma 15 ed avere così il numero del mio cellulare. E ancora, altri ufficiali hanno visionato carte, formulato quel numero, puntualmente squillato il pomeriggio di quello stesso giorno, per sentirmi dire che dovevo recarmi in un’altra Caserma a Lecce, dove altri Ufficiali erano a loro volta alle prese con le medesime miserabili carte.

indecisa sull'immagine per questo pezzo sporco, opto per una proveniente dal profilo facebook udi di napoli. non solo stile...

indecisa sull’immagine adatta a un pezzo sporco, opto per una che si trova sul profilo facebook udi di napoli.
non solo stile…

 

Il punto è un altro.

La dignità di una Sicci (e con la sua presumibilmente quella della Sede Udi Napoli) doveva essere molto offesa a marzo 2010. Doveva avere sacrosanta urgenza di giungere al più presto all’accertamento di incresciosi se non delittuosi fatti. O no?
Quale sollievo migliore se non indicare ai Carabinieri di Napoli almeno il mio cellulare? Ok, Sicci ha perso il numero. Allora il mio indirizzo, per essere venuta a Lecce almeno un paio di volte, a “imparare” in una Scuola politica. Ok, perso anche quello. Ma allora che diamine sarebbe bastato un misero accertamento anagrafico, che una qualunque avvocata alle prime armi saprebbe compiere.

L’esigenza di Sicci era un’altra? Certo, è arrivata quasi fuori tempo massimo. Ma un qualche colpo l’ha portato a segno. Perché una Sicci conosceva quanto basta una Delegata. La conosceva almeno quanto la bramava. La bramava almeno quanto la invidiava. La invidiava almeno quanto la emulava (o almeno ci provava).

E tanto la conosceva, bramava, invidiava ed emulava (o almeno ci provava) da volerne male quanto basta. Un qualche colpo è giunto a segno lì dove doveva arrivare.

Credo di essere l’unica ad avvicinarmi alla comprensione del grado di dolore provato da Pina Nuzzo per questa storiaccia. Non mi ci provo neanche a descriverlo. Mi mancano le parole giuste. So solo che si tratta di un dolore estetico, per Lei il più atroce. Non c’è nulla che le possa fare più male di una cosa brutta, di un gesto esteticamente riprovevole. La politica? Meglio non scomodarla in questa sporca vicenda. 3

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1
Restringo a pochi fatti 2008-2009:
Inizi 2008. Aiuto Sicci per la stesura di un documento. Vedere nota 101 e pacs e porcate varie in Cisterna, per chi può. Fa sempre bene partire dalle cose buone, sopratutto quando sono vere.
Febbraio 2008. Sicci è presente alla riunione di Coordinamento e contribuisce alla stesura del documento dove si decidono punti poi messi in croce.
Aprile 2008: Sicci è l’autrice della mail chiamata dove vai, porto cipolle. Vedi nota 137 in anfora e qualche omissis (vo’ bilanciando a passi presti). E vedere Cisterna.
Settembre 2008: Sicci è l’autrice della mail sulla legge Merlin, da me definita freccia partita per la tangente. Vedere nota 139 e post-scriptum in staffetta e una lunga nota di omissis (e…state calde). E vedere Cisterna.
Settembre 2008: voce, affermazioni e molto altro ancora proveniente da Sicci si trovano nella terza cartella audio citata nella nota 143 in per amore solo per amore. Quella cartella non si trova nella Cisterna digitale consegnata a chi ha voluto avere a carte scoperte. Si trova all’Archivio centrale Udi, almeno io lì l’ho depositata con l’integrale documentazione.
Ottobre 2008: arriviamo a notizie più corpose. Sicci è la protagonista unica dei fatti narrati in non solo stile. Come dire, basta la parola.
Gennaio 2009: Sicci è l’autrice della mail del 31 citata nella nota n.154 in anno nuovo?
Febbraio/aprile 2009: Sicci partecipa agli scambi di mail citati nelle note 157 e 160 in resto ecologista; nonchè in quello citato nella nota 165 in generosamente.
Maggio 2009: per completezza, vedere anche nota 166 in e…siamo a maggio.

2
Sul fatto numero 1) vi è da dire anche questo: nell’aprile 2011, nel corso di una riunione nazionale Udi, la sorella di Sicci, Carla Cantatore da Roma, aveva tuonato contro la sottoscritta, affermando – cito quasi testualmente - che avevo dato della ladra alla sorella, che per questo ero stata dalla sorella querelata e che se ancora non lo sapevo era solo perchè la Giustizia doveva fare il suo corso.
Ebbene, prima di raccontare come la Giustizia avrebbe fatto il suo cosiddetto corso, ribadisco di non aver mai dato della ladra a Sicci, mai in nessuna occasione, nè pubblica nè privata, bensì di avere denunciato sempre e pubblicamente, ossia in Udi, che Udi di Napoli con progetto a firma della sua rappresentante Stefania Cantatore aveva ottenuto un finanziamento europeo in contrasto con le norme statutarie Udi, abusando del nome dell’Archivio centrale e altresì contravvenendo ad un preciso divieto della Delegata Pina Nuzzo in tal senso. Questo ho sempre affermato e questo riscrivo.
Piuttosto, se c’è una ladra nel vero classico del termine, per un fatto sia pur piccolo, è Carla la tuonante sorella, per sua stessa ammissione in contesto pubblico, ladra di monete non sue e destinate alla Staffetta. Parliamo di circa 80 euri. E che sarà mai?
Ma Carla Cantatore ci tiene alle questioni di principio, anche su cose di infimo conto. Pertanto, quando crede, sono a sua disposizione.

3
Non ho controquerelato per mille motivi. Che riguardano innanzitutto Lei. Con la maiuscola. Ossia la Delegata Nuzzo. E un pochino anche me. Oggi, in tempi di post_illa, mi concedo solo un flasback. Location: Questura di Lecce.

“Sì, lo so che può  solo comunicarmi che sono sottoposta ad indagine.
Sono state ascoltate delle testimoni? Oh, perdindirindina, maresciallo.
Magari tra qualche mese da Napoli arriveranno altre carte. Poi forse un Giudice vi chiederà di ascoltarmi in trasferta, se è così buono da evitarmi un viaggio nella città del sole, oppure così preso da altre ben più gravi indagini in quella città del sole.
Chiuda quelle carte, maresciallo. Facciamo così: le racconto io una storia.
Quando avrò finito, le riaprirà con suo comodo. Forse, anzi certo, in quelle carte non c’è tutto. Perché, vede maresciallo, la signora Cantatore da Napoli dovrebbe rimpinguare la sua querela, perché quelle stesse cose che forse sono scritte lì dentro e altre ancora io le ho pronunciate da un microfono in una riunione della mia Associazione, davanti a decine di donne. Forse questo il 19 marzo dell’anno scorso ancora non lo sapeva.
Ah, ecco. La Presidente dell’Udi ha diritto di chiedere alla Procura di Napoli…
Beh, certo, si tratta di una ex Garante e dell’attuale componente di Gruppo che prepara un Congresso. Certo, capisco.
Sì, lo so maresciallo che non deve dire a me cosa potrei fare.
No, maresciallo. Guardi, glielo dico fin d’ora. Non controquerelerò. E sa perché? Intanto perché la Presidente dell’Udi queste cose le vuole risolvere fuori dai Tribunali, se possibile. E poi, sa maresciallo, vorrei andare in Sardegna, quest’estate.
Metti caso che da Napoli son così solerti (cavoli, guardi come ha fatto presto ad arrivare un finanziamento!) che vi chiedono di convocarmi ad agosto. Che si fa? Mi riconvocate? E che figura…!
No, maresciallo. Potrei, ma non voglio. Quella signora meriterebbe questo e altro. Ma meglio di no. La saluto maresciallo.”

Continuo a ridere anche fuori, ma solo un po’. Dopo, un buon caffè.
Tornata a casa, il mio unico sfogo pubblico (remember, siamo a giugno 2011) sarà su facebook. Faccio link al sito in costruzione e scrivo: “ragazze, sono meglio di Travaglio, mi hanno querelato ancor prima di pubblicarlo.” Lo so, citare Travaglio! Potevo fare di meglio. Almeno io, potevo.
Fine della storia.

P.S.:
Sicci, se leggi, con parole quasi tue per migliore comprensione.
Cantatò, se non lo sapevi già, ora te l’ho detto.
Se non l’ho fatto non è stato per te, ma per Lei.
Forse lo sapevi già quando hai iniziato.
O ti faccio troppo scienziata?

 

 

vai

 

 

 

 

Chiedo venia a Tom Waits

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