regole per una cordata

Gennaio 2011:  fin dalla prima riunione, il Gruppo che deve preparare un Congresso Udi dà segni di cedimento strutturale. Notizie avute a suo tempo da Enza Miceli, una delle componenti elette a dicembre 2010. Oggi Enza ha elaborato a suo modo il proprio lutto e ha gentilmente rifiutato l’invito a scrivere di proprio pugno le righe che seguono, ma le ha visionate.

Gennaio 2011: 15 donne giungono a Bologna da varie parti d’Italia.
Dopo 1 anno di riunioni e documenti, 15 donne 15 vengono elette perché nel folto Gruppo di autoproposte 2010 l’unica cosa emersa era la voglia di far fuori Pina Nuzzo, ma non si sapeva ancora come.
Le 15 donne decidono una sola cosa, e fu già tanto: la data del Congresso. Per farlo, votano. L’aria che tira dice già di un certo senonoraquando e circa la metà di quelle donne preme per un Congresso a marzo 2011. Prevale l’opinione contraria, motivata a quanto pare (almeno questa è l’opinione più benevola) dalla necessità di preparare adeguatamente il 15° Congresso nazionale di una Associazione come Udi. Prevale 8 a 7, ma prevale. 1

Alcune considerazioni postume.
Sentirono il bisogno di votare a scrutinio semisegreto. Erano solo in 15. Forse, mancò la lucidità di far di conto tra di loro per non perdere tempo prezioso. Forse, dopo anni di unanimità sdrucciola, si voleva accelerare un rodaggio di democrazia.
Se fosse andata in senso contrario, se la cosa chiamata Congresso fosse stata fatta a marzo anzichè a ottobre 2011, molte di noi avrebbero sofferto meno di acidità di stomaco, l’Udi sarebbe stata consegnata chiavi in mano ad una disastrata sinistra italiana già dal marzo 2011 e… dulcis in fundo, ma questa è solo una pia e personalissima opinione da antico desiderio che la fu Delegata potrebbe confutare, Pina Nuzzo avrebbe ripreso a dipingere molto prima.

Torniamo al gennaio 2011: in quel gruppo si ritrovano alcune onde anomale. Elette in una ferrea cordata. Almeno, fu ferrea allora. Farò qualche nome. Pochi cenni. Mi sto annoiando da sola.
Nel Gruppo si rinviene innanzitutto una donna di nome Elisa. La cito per prima, ma solo come esempio per dire di un primo peccato sulle regole.
Elisa in data 4 dicembre 2010 fa in tempo a: 1) comunicare alla Sede nazionale l’esistenza di un’Udi a Forlì, fino ad allora latitante nonostante i richiami; 2) iscriversi debitamente per l’anno in corso (?); 3) essere eletta in una ferrea cordata, come risulta agli atti. Ah, le regole. Ah, l’associazionismo. 2

Considerazioni postume sulla modalità delle operazioni elettorali.
In Udi si era da un bel po’, se non ignoranti, certamente digiune di voti. Ma questo non excusat.
Ammetto di non essermi impegnata su tale versante come su molto altro dall’Assemblea di Pesaro del gennaio 2010. Assemblea nella quale ebbi la lungimiranza di non accettare ricandidatura a Garante. Ha fatto molto bene alla salute, almeno alla mia. Inoltre, ero con la testa già a carte scoperte e stavo a guardare.
Tuttavia, tornando al dicembre 2010, a quell’Assemblea che elegge 15 donne 15, ero ancora una iscritta Udi, ho partecipato al voto. Pertanto la mia resta una responsabilità e va ammessa. Oggi, per quel che può valere e per chiunque si adoperasse in questioni associative altrove: decidere di indicare 15 nomi in una scheda per eleggere 15 componenti di un organismo è fuori dalla grazia di ogni diritto degno di questo nome.
Per quanto concerne le donne elette fuori dalla cordata, risulta dalle carte che non ci fu una, dico una sola scheda che le contenesse tutte in un colpo solo.
Tradotto per i posteri: a voler far le cose per bene, quando si parte male, si perde sempre. Resta solo tristezza e magari la dignità offesa. Giuridica e/o personale che sia. Poca roba, in politica.
Chi sa perché mi viene in mente Bersani? Scrivo ad aprile 2013. Sarà per quello?

 

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1
Decisero solo una data. E la decisero pure sbagliata.
A quella prima riunione di gennaio 2011 non era stata invitata Pina Nuzzo, la generosa Delegata. Alcune non l’avrebbero voluta per niente neanche dopo. Alla fine, ci si rese conto che anche i grafici aziendali scrupolosamente sfornati a Brescia o dintorni non valevano un tubo. E altro ancora di provenienza ferrarese valeva meno del due di briscola. Bastarono poche settimane e proposte bislacche per convincere anche le più retrive della necessità del suo intervento. Che ci fu e fu salutare per molte cose. Diciamo l’essenziale del suo indispensabile apporto nelle riunioni seguenti:
a) innanzitutto, fece presente che la data scelta, se si voleva – come si voleva – farla coincidere con quella del Primo Congresso Udi non poteva essere quella dei primi di ottobre, bensì del 21. Qualche malevola ignorante pensò che era un’altra scusa per tirare in lungo, per avere altri 20 giorni di potere. Ebbene, anche correggere tale svista toccò a Lei, che a quanto pare anche su altro fece una ramanzina. A me così è stato riferito: ramanzina. Non mi risulta che Nuzzo ne faccia molte. Nel caso, sferza. In genere, è generosa. Oh, dimenticavo, a proposito, l’autrice del termine generosa di cui parlo nel capitolo omonimo e che è alla base della scelta generosa per nomi di cartelle e mail ingenerose, è Carla Cantatore da Roma. Piccolo svelamento di piccolo omissis.
b) Pina Nuzzo si attiverà per la preparazione e lo svolgimento di una Anteprima sul lavoro che si decise di svolgere pochi giorni prima della cosa chiamata Congresso. Parliamo – per dare un occhio alle date – del periodo immediatamente successivo alla morte di alcune lavoratrici in quel di Barletta. Bella l’Anteprima sul lavoro. E bella la Conferenza stampa che la precedette, svoltasi volutamente a Bari – per volere of course della Delegata Nuzzo. Sparite dalle carte ufficiali l’una e l’altra. A quanto mi risulta, qualcuna avrebbe voluto dare alle stampe nel 2012 una sorta di Atti raffazzonati di quell’Anteprima, con l’inclusione di Camusso e/o altre donne di appartenenza PD, del tutto assenti. E con la sparizione di Pina Nuzzo come ideatrice del tutto. Todo modo para buscar la voluntad divina. Non so se la cosa ha avuto un qualche esito. Poco me ne cale.  Ma così è andata. E ogni scherzo vale. A carte scoperte.

2
Ho cercato su Google immagini di Elisa Giovannetti da Forlì, mi si è parata davanti solo una sequenza di bandiere del PD. Forse omonimia. Di tale Elisa non ricordo le fattezze, solo un tremendo fastidio per il timbro della voce a dicembre 2011 in sede di approvazione Statuto Frankestein. Un timbro incompatibile con il mio acufene, probabilmente. Se di una donna non ricordo le fattezze non deve aver fatto cose memorabili al mio sguardo. Neanche in senso negativo. Una cosa la ricordo, anche se vagamente: causa la mia melomania, composi a suo tempo un’ode sulle arie di Eulalia Torricelli, forse per via di voi non la conoscete. Non era solo per lei, mi deve aver dato l’estro.
Se faccio qualcosa solo per una donna una è per altro, e non sarebbe questo il suo caso. Degli eventuali occhi belli non ho alcun ricordo, come dell’intera ode che devo aver cestinato da qualche parte. Era carina, però. L’aria intendo.

 

 

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