retroscena dispari

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Esiste un principio, nel pensiero che sta aiutando le donne a vedere la libertà. Va sotto il nome di disparità. È cosa seria. Ha dentro di sé la necessità e la bellezza del riconoscere il valore di una o più donne da parte di una o più donne. E di fare di tutto questo una forza per tutte. La mia è una traduzione terra terra. Sono un’anima semplice. Data la mia anima semplice, nel gran da fare per la Campagna in corso, accetto di andare nel secondo bagno dispari in fondo a sinistra, sempre nella Casa. Traduco: durante la Campagna 50E50, accompagno la Delegata Udi a un dibattito che si teneva, e siamo alla seconda volta, alla Casa internazionale di Roma. Parliamo di un periodo nel quale – e sembra preistoria anche questa – un partito era alle prese con le sue seconde primarie. Tenere sullo sfondo detta premessa, per ora. Sullo sfondo e in disparte, ma non c’entra nulla con la disparità. Il dibattito in questione aveva nel suo titolo un sacco di numeri: 50E50 VS 40E6060


Una delle organizzatrici, la seconda citata in nota, nel suo accalorato intervento versus il 50 e ancor più – questo va da sé – a favore della formula 40/60, ad un certo punto pronuncia la parola fatidica, quella che sembra aprire le menti di tutte le astanti sulla bellezza del suo argomentare: disparità. 61


Non è ancora arrivato il bello. Sul finire, la signora riprende il microfono e quasi come cosa detta en passant, con l’aria di chi la ricorda solo in quel momento, con l’aria di chi non aveva deciso il versus soprattutto per quello, mette in scena un comizio improvvisato con dentro il nome di una donna e il nome di una appartenenza. Non ricordo le parole precise. Dentro, c’era sicuramente primarie e c’era democratico. 62


È uno dei tanti retroscena. Retroscena dispari? Per quel che ne so io di questa parola, per me che maneggio cose concrete come il diritto, dove due più due fa ancora quattro, indubbiamente dispari. E anche un tantinello ipocrita. 63


C’è altro ed è l’aspetto peggiore. A differenza di quanto e come alcune donne differenti in Italia tentano di accreditarsi presso altre donne, attraverso il pensiero della differenza sessuale, il primo sguardo da esse ricercato è quello maschile. Lo sapevo da tempo, anche prima di quella Lettera ai Vescovi, prima di quel Parola per Parola del 2004. L’unico vero sguardo che molte cercano, anche quando intendono confliggere, per essere valutate, ospitate, criticate, accolte e apprezzate è lo sguardo maschile. Esagero? Allora, riporto una cosa piccola, poco nota, accaduta sempre durante il 50, in pieno silenzio stampa sulla Campagna di un’Associazione come Udi. 64


A luglio 2007, con un tempismo perfetto e ai miei occhi molto più che sospetto, Letizia Paolozzi e Franca Chiaromonte firmano e spediscono una lettera. 65


Innanzitutto, non devo dilungarmi troppo per dire cosa c’è dentro le parole norma transitoria usate nella lettera al Corsera. Sono note a chiunque studia Europa, quote e dintorni da una vita, Chiaromonte inclusa. La sostanza politico/giuridica che è dietro quelle parole è la stessa contenuta in ciò che le due donne più avanti mettono accanto alla parola umiliazione: quella roba si chiama quote. Quote avanzate, ma pur sempre quote. Il cappelletto scelto per quel 40 è pertanto ipocrita, già detto. E allora, perché peggio? Perché la risposta di Romano, pubblicata come la lettera sullo stesso sito, era nell’ordine delle risposte possibili. 66


L’interlocutore scelto dalle due donne per riceversi una risposta, dopo una breve premessa che potremmo definire carina, si esprime sottilmente, come sa fare benissimo, contro l’intero genere politico femminile, lì dove parte da… vi sono donne che vogliono essere soprattutto mogli e madri. Il ragionamento di Romano non ha bisogno di esternare misoginia da quattro soldi, perchè frutto di fatto culturale incistato nella testa. Certo, trattasi di pensiero che ne prepara un altro, oppure lo dà per scontato: i così tanti uomini di cui siamo paritariamente circondate e circondati, se non vogliono essere soprattutto mariti e padri, il resto che fanno in pubblico lo fanno benissimo.
Non dirò che la risposta di Sergio Romano doveva essere messa in conto da chi l’ha cercata. Non lo dico perché non lo penso. Penso di peggio, senza alcuna ironia. Amaramente affermo che è la risposta che volevano le due donne. In caso contrario, dovrei concludere che sono delle deficienti, cosa che non penso. Entrambe, proprio per l’intelligenza, appartengono alla peggiore specie di femministese accreditato, frutti del ramo mai morto della misoginia occidentale occulta.
Anche per loro, vale il detto di Maestro Silente: non sono le capacità a determinare quello che sono, bensì le scelte.

letizia paolozzi
da sito web D&A



vai

 

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NOTE

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VS sta per versus. Versus sta per contro. È parola latina. L’avranno usata perché è chic. Traduco ancora: le socie di una Associazione romana indicono, riporto testualmente, una Assemblea delle socie sul tema PER UN CONFRONTO APERTO 50E50 VS 40E60. L’incontro è datato 27 settembre 2007. Vedere 24.09 incontro emily e coro in cronologico sede 2007 [05]. Vi è che tra le firme di adesioni alla Campagna 50E50 (conservate come tutto in un Archivia) si rinviene anche quella dell’Associazione Emily Roma, ma era un’adesione come tante. Soprattutto, venne mesi prima delle primarie di un Partito. Tornando a detta Assemblea socie, la Delegata Udi era invitata con altre ad intervenire in un dibattito contenente un tot di oratrici pro e contro qualcosa di cui UDI era promotrice, pensatrice e fattrice. Lo so, fattrice vuol dire un’altra cosa, ma voglio scrivere così. Oltre tutto, se fattrice vuol dire femmina di animale di razza destinata alla riproduzione forse non sono così lontana dal significante, sempre che si tratti di destino. Tornando al dibattito, intervengo. Mentre parlo, vedo che Franca Chiaromonte ascolta con attenzione, forse l’unica a cogliere il senso del tutto, tra le presenti non appartenenti all’Udi. L’organizzatrice del versus era tale Letizia Paolozzi che conoscevo solo virtualmente, nel senso che gestiva e forse gestisce ancora con altri un sito web chiamato DeA, che svolto nel suo andare starebbe per Donne e Altri. Carina l’idea del logo e della sigla, mi resta il mistero su scelta e consistenza della parola Altri. Su detto sito avevo letto uno scritto contro il 50, al quale avevo fatto cenno nello scritto non sta accadendo per caso. Nel merito, vedere anche 20.07_scritto di rosetta stella e lettera di marisa forcina, nel cronologico sede 2007 [05]. Infine, per farla completa, tra le varie ed eventuali mac 2007 [06] vedere cartella dispari con estratti vari da web. Il manierismo raggiunto da certo femminismo italico è veramente stupefacente. Nell’incontro del 27.09.07 le sostenitrici del versus sostennero più o meno questo: Udi era una schifezza che chiedeva quote e parità. Chi blaterava di disparità invece puntava al trionfo della differenza. Oh, santa pazienza. Si vedrà quanto e come manierismo fa rima con ipocrisia, in certo femminismo.

61
Lo giuro, è andata così. Questa la parola usata per supportare la formula numerica del 40/60. E giù con argomentazioni e citazioni. Non ho preso appunti. Non governo le registrazioni de La Casa. Del versus è scomparsa traccia dal web. Chi c’era ricorderà. Certamente, lo ricordano le donne Udi presenti all’incontro, le quali, oltre a conservare l’invito, hanno anche buona memoria.

62
Mi era capitato di sentire la Ministra Pollastrini parlare di quote al 40%. L’intervento era dei primi di luglio 2007, sempre ne La Casa, in occasione di una iniziativa contro la violenza, mandata in diretta su Rai 3 in un programma di Riccardo Iacona. Per ritrovarne traccia, usare il motore di ricerca con le parole giuste, tipo: violenza donne Pollastrini luglio 2007 Roma. Avevo capito bene: Pollastrini ne aveva parlato come l’unica chance possibile, lo aveva fatto come Ministra e un po’ come donna di partito. Era chiara, una cosa antidiscriminatoria nel solco delle cose possibili, il cabotaggio scelto da alcune nel mare della partitocrazia. Criticabile, non criticabile, ma chiara, dignitosa. Però, giuro, non l’avevo ancora collegata alla disparità. Il cappello filosofico non era stato ancora trovato, per la formuletta. Ancor meno, avrei collegato disparità alle primarie di un partito.

63
Una delle organizzatrici del versus è stata donna di partito e ha fatto cose egregie. In passato, dopo la sua mancata riconferma in Parlamento, ha cofondato Emily in Italia. Non so cosa ne è stato di quella list all’italiana propagandata per aiutare donne nella politica con corsi di formazione ad hoc. So che una delle formatrici, dopo la fondazione, fu rimessa in lista e ritornò in Parlamento. Si è anche adoperata con altre/i per la riforma da riformatorio sull’articolo 51 della Costituzione, sbertucciata poi da destra e da sinistra nel 2005. Infine, è colei che con Letizia, 2 anni dopo, troverò in quel versus.

64
Parliamo sempre di un momento politico nel quale nelle stanze di uno e più partiti si decideva come affilare le proprie armi per ciò che Laura Piretti chiamerà de udi, sine udi. Per la mail di Laura e un suo documento cercare de udi sine udi nella selezione da cronologico di sede [05], il mese è novembre.

65
La lettera fu spedita a chi gestisce la rubrica Posta del Corsera ed è stata pubblicata sabato 9 luglio 2007. Ottima la scelta del sabato. Mi sembra sia la stessa dove quel quotidiano sforna anche un magazine di moda per signore alla moda. Il signore della rubrica risponde al nome di Sergio Romano, gentiluomo che personalmente stimo per altro e qui mi fermerei. In ogni caso, gentiluomo che agli occhi di chi invia la lettera era evidentemente titolato a ricevere, rispondere e pubblicare su un argomento di tal fatta. Non ritrovo il cartaceo, s’è perso sotto la collina di giornali e giornaletti. Cerco lo spazio web dove la lettera fu ospitata con altrettanto tempismo, sito della Libreria delle Donne di Milano. E qui il cerchio si chiude. Non stava accadendo per caso. Spero che da quel sito della madunina sia possibile un taglia e cuci. Francamente troppo prendersi la briga di trascrivere. Sia chiaro: apprezzo incursioni su stampa nazionale e anche estera all’occorrenza, da parte di cittadine e cittadini, paritariamente. In Italia vige regime partitocratico, dove i media potenti compiono quotidianamente collateralismo col potere politico, a scapito dei tantissimi fermenti sociali occultati sapientemente da regime e stampa, paritariamente. Il tutto con una intenzionalità che ai miei occhi è partitocratica e patriarcale al tempo stesso. Pertanto, ben vengano non una, ma cento e mille incursioni. Però…!
Copio e incollo: Caro Romano, la percentuale spaventosamente bassa di donne in Parlamento è una questione annosa. Dopo vari tentativi andati a vuoto (tra i quali la modifica dell’art. 51 della Costituzione), a dimostrazione che gli «appositi provvedimenti» servono a poco in un’Italia dove le regole lasciano il tempo che trovano mentre il grande numero di piccoli partiti attizza le brame del sesso maschile che a gomitate vuole riempire le liste elettorali, oggi ci sono gruppi femminili e femministi che chiedono, con una proposta di legge di iniziativa popolare, una sorta di «pareggiamento»: 50 e 50, ovvero una presenza numericamente paritaria di uomini e donne nelle cariche elettive. E in seguito, alla Corte costituzionale, eccetera. Non siamo d’accordo con questa proposta. Il fifty-fifty, invece di contrastare l’assenza del nostro sesso – vera ferita della democrazia – rischia di rivelarsi un assist all’antipolitica se nessuna ci spiega quali progetti, strategie hanno in mente quelle che aspirano alla rappresentanza istituzionale se vogliono fare politica, e aiutarla a uscire dalla sua crisi. Non siamo d’accordo che, per evitare l’umiliazione delle «quote rosa», si fotografi meccanicamente la realtà: tanti uomini e tante donne. Noi preferiamo liste elettorali nelle quali nessuno dei due sessi superi il 40/60: si tratterebbe di una norma transitoria in grado di riflettere il gioco, la sfida, le ambizioni femminili. Tracciare una divisione seguendo l’anagrafe secondo lei corrisponde alla realtà delle relazioni
tra i sessi? 

Faccio anche foto alla schermata web, non si sa mai. Vedere dispari nella cartella varie ed eventuali 2007 [06].

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Ibidem, questa la risposta di Romano:
Credo che la maggiore presenza delle donne nella vita economica e nella vita pubblica abbia enormemente giovato alle società europee. E sono convinto che i ritardi della modernizzazione nel mondo musulmano siano dovuti soprattutto alle servitù della condizione femminile. Ma non credo che il ruolo delle donne possa essere misurato con i criteri delle quote e delle percentuali. Vi sono donne che vogliono essere soprattutto mogli e madri e il loro numero riduce considerevolmente quello delle donne che desiderano svolgere un’ attività pubblica o privata.

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