ricetta difficile al tempo di un otto marzo

Ci vuole tempismo.
E senso del tempo.

Capire quanto è giusto aspettare.
E quando invece cogliere l’attimo.

Nonostante tutte le accortezze,
è inevitabile sporcarsi un po’ le mani.

Attendere troppo, o mettersi a fare altro
una volta che hai iniziato,
può condurti a errori indelebili.

Mai mettersi a farlo perchè qualcuna
un giorno ti ha detto che è giusto farlo.
Potrebbe aver avuto ragione. O motivo.
Ma non serve a molto se tu lo fai per quello.
Anzi, a nulla.

Occorre imparare a dosare. Per prime le energie.
Certo, puoi anche inventare. E usare quanto l’esistenza (o il ripostiglio o il portafoglio) ti concede a portata di mano. Alcuni elementi sono essenziali. Altri li puoi solo testare.
E poi vedere.

Alla fine la meta può essere stupenda. Bella da guardare.
Mentre lo fai però puoi scoprire che non è questo l’importante.
E neanche il motivo vero per cui ti sei messa a farlo.
Allora sì che tu godrai.

L’orgasmo lo raggiungi quando t’accorgi che amore o cura o altro nonsoche di intimo sentire ti ha portato a toccare, plasmare e portare al massimo splendore parti interne e neanche tanto funzionali. E che nessuna mai vedrà.

Perchè quel che conta - magari lo comprendi nel frattempo - non è la visibilità. Altra. Esterna. Ma qualcosa che ora non ti so spiegare meglio se non con queste mie parole.

Ah, dimenticavo un ingrediente importante.
Essenziale al pari di tempismo e pazienza:
divertirsi a farlo.

Parole che io sto pensando durante il mio lavoro di restauratrice chippendale. Ma tu puoi metterci dentro altro nome.
Che so, per dire, un viaggio in amazzonia. O altro che tiri fuori dal cassetto.

Come pure… ma sì, osiamo: femminismo.
In questo caso però non puoi farlo da sola.
Altrimenti te la stai solo a raccontare.
Non solo, occorre diffidare da facili compagnie.
Fossero anche maggioritarie o à la page.
La meta non è mai data una volta per tutte.
Ma se hai capito il resto saprai che non è cosa brutta.
Anzi, è il suo bello.

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La foto sopra è stata fatta il giorno che ho iniziato.
[Parlo del chippendale. Inizio di altro non saprei datarlo.]
Ossia il 28 febbraio 2017.
Non so quando finirò. Forse non per l’8 marzo.
Ma cosa vuoi che importi una data?
Soprattutto se la dai per scontata.

Ma sì, accadrà intorno all’otto, suppergiù.
Perchè, come dissi sopra, per la meta ci vuole il tempo suo.
Ma sarà ed è già stupendo. Perchè – come per altro – la strada è quella giusta. Lo so io, non sono da sola e tanto mi basta.

M.A.C.

P.S.:
Prometto solennemente di rientrare in questo pezzo al tempo giusto. Postando altra foto, accanto a quella. Dello stesso identico particolare, che per la precisione è della parete a babordo del comò. In quelle condizioni perchè a sinistra lui, parlo sempre del comò, aveva una poltroncina. Abbastanza comoda. Che in tante abbiamo spostato in su e in giù. Per anni e anni. Senza pensarci molto. Poltroncina che ora non c’è più.
E fanculo anche alle como…dità!
Trovare anche in questo, incluso il babordo,
altra significanza si può, all’occorrenza.

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