saline rosa e una cena shocking

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Sono andata a Margherita di Savoia per la Campagna.Lì una donna aveva aperto un Centro di Raccolta.
Margherita di Savoia io non so neanche dove si trova. E tanto non so che per tre volte sbaglio sul sito e nelle mail e scrivo Santa Margherita di Savoia. Forse per assonanza con quell’altra Santa Ligure.
Non conosco la Margherita di Savoia e poco o nulla so anche del Gargano. Io che sarei pugliese come regione, lo confesso, conosco bene solo li cuti del mio Salento. Li conosco uno per uno quei cuti, gli scogli aguzzi di certe nostre coste che se non stai attenta e caschi, ci resti sopra sbattuta come un polpo.
Questa cosa del Gargano mi sta sulla punta dei pensieri del ripostiglio, in attesa di uscire con altri da lì e piazzarsi finalmente nella stanza dei bottoni che decidono. Tutte dicono che è molto bello. Qualche foto m’è passata sotto gli occhi, ma non ho ancora visto nulla di persona. Vorrei andare un giorno anche alle Tremiti, perché mi hanno detto delle diomedee e del loro canto. Dice che il nome di una diomedea è berta maggiore. E mi piace.
Pinuccia, ci vieni con me a Santa Margherita? Andiamo a vedere le saline, dài. Ci prendiamo una vacanza di mezza giornata. Tutta per noi.
A Margherita di Savoia ci sono le saline. Vacanza di mezza giornata a inizio agosto 2007, infilata nell’agenda nel mezzo di una Campagna. Le saline sono cosa affascinante, le consiglio a chi non c’è mai stata. Conoscevo quelle nei dintorni di Trapani. Una meraviglia. Le montagne di bianco scintillante, il silenzio, l’odore sono cose che non si possono descrivere a parole. Bisogna solo andare, guardare e poi sentire.

Margherita di Savoia è un affare lungo steso per lungo che guarda a destra il mare e a sinistra le saline. Se arrivi da sud. Un affare messo lì da una Regina anni e anni fa, un paese inventato di sana pianta, per via del sale. Infatti, si chiama così per via del nome di una Regina lontana, ma vicina. Così mi hanno detto. Case e case e case tutte in fila e una strada grande in mezzo. Questo è l’unico ricordo che ho di Margherita, nel senso di paese.
La donna che mi vuole per il 50 è di un’ospitalità squisita. Prenota albergo per due e tutte cose. Poi ci porterà a mangiare roba giusta. Ci viene incontro all’ingresso del paese con una macchina lunga e gialla. Un’auto che mi colpisce subito. Una specie di cosa sportiva supersexy. E a noi due che come vacanza a latere di una Campagna volevano andare alle saline però zitte zitte di straforo, quella donna quasi subito dopo i saluti dice: l’incontro è previsto in serata, nel pomeriggio si va alle saline, oggi non è giorno di visita, ma la custode è una mia amica e si è offerta per un giro guidato ad hoc, tutto per voi, che dite?
La custode, che poi scopriremo essere una superlaureata in un non so che di agrario, è una donna alta, bionda, bella: Miss Salina potrei chiamarla ora, visto che non ricordo il nome. Ci accoglie sorridente e colorata. Quattro chiacchere su chi siamo, su questa cosa del 50 e poi via, andiamo. Miss Salina ci porta a vedere di sfuggita qualche macchinario, ma sa prima che glielo diciamo che la cosa che ci attrae è altro. Infatti, ci carica in auto e quasi veleggiamo nel bianco.
È lì che senza dircelo ci facciamo il primo regalo vero: silenzio. Silenzio è cosa che in detti frangenti puoi conquistare solo con persone amiche oppure speciali. Quelle che non sentono il bisogno di fare conversazione. Silenzio è la cosa giusta che s’impone da sé come naturale per chi rispetta la natura, in tutto quel bianco. Attraversiamo colline e montagne di sale, vasche su vasche fino all’ultimo sale. Non vediamo i fenicotteri, però riesco a vederli. Con gambe e primo pelo rosa per via dei gamberi che mangiano, che sono rosa. Gambere e gamberi rosa per via dei vermetti che mangiano, pure loro rosa. Uno scintillio di biancorosa ci viene incontro piano piano e poi si espande, esaltato dal sole che si fa trovare lì pronto anche lui, tutto per noi, pronto a tramontare. L’aria ad un certo punto si fa velata. Velata e diafana allo stesso tempo. Quasi in attesa di un miraggio. Lastra biancorosa sarà l’ultima vasca, da cui si tira fuori finalmente il sale. Che poi sale e sale e sale. Portato su da mani e macchine. Lasciato lì ad asciugare al sole. I fenicotteri non ci sono, ma altre e altri ci guardano, padrone e padroni di quel bianco con intorno cespugli di verdastro. Animali che sono femmine e maschi anche nel nome, a volte. Garzetta è uno, almeno così mi pare.

Miss Salina ci dà un po’ di notiziole, di tanto in tanto. Si vede subito che sa del silenzio. Così fu che quattro donne che non si conoscevano andarono per saline, un giorno. Quando ci salutiamo, Miss Salina ci dona pacchi di sale e in mezzo ai pacchi un paio di opuscoli per gradire, così se vogliamo le parole che non ci ha detto le leggiamo in albergo con calma, dopo, in silenzio.
Il fine serata sarà rosa shocking e qui la saline non c’entrano nulla. Prima di cena, un certo numero di donne e uomini in una sala accanto al Comune. Compreso il vicesindaco, amico per partito preso. Dopo le parole, più o meno sempre quelle, si va a cena tutte e tutti insieme. Donne e uomini. Quasi tutte coppie. Per la cena, arrivano anche le mogli di alcuni uomini presenti alle mie e nostre parole sul 50. Capita che ci parlo con le parole che si possono parlare a cena in un tavolo lungo, steso nel mezzo tra una semidiscoteca da una parte e dall’altra il mare. E già, perché capitiamo a mangiare accanto a un posto di quelli dove a una certa ora la gente va a ballare, almeno sulla carta, dove le ragazze arrivano vestite in un modo perché così partono da casa, poi s’infilano in un bagno della pizzeria accanto alla semidiscoteca, si cambiano d’abito e d’altro e ne escono fuori truccate pronte per andare a fare il cubo. Tavolo lungo, quello della cena. Steso che mi sembra un’altra Margherita. Al posto di case, coppie rigorosamente alternate, un tot a destra, un tot a sinistra, un tot di donne, un tot di uomini e piatti e bicchieri in mezzo.
Sono tutte casalinghe, quelle donne. Casalinghe o giù di lì. Anzi, sono le mogli di. Compresa la moglie del vicesindaco. Così me le presentano e così qualcuna si presenta a me che vengo presentata a loro come la signora del 50. L’unica a non essere la moglie di, anche se è sposata, è la donna che mi ha invitata. L’unica che lavora anche fuori casa, ad avere un lavoro comediocomanda, ben remunerato e dignitoso, tra tutte unica e sola la donna della macchina gialla. In parte lo dice lei stessa per implicito, in parte lo deduco dai discorsi che si vanno facendo al tavolo lungo. Disoccupazione, problemi vari. Ok, son cose che sappiamo e capisco. Però, quello che ricordo della cena è un’altra cosa. Si tratta di uno sguardo. Non era uno sguardo rosa. A tratti, lo vedo roso da un’invidia che non mi sembra affatto buona. Quello che ricordo bene, tra discorsi lasciati a mezz’aria in una cena frastornata da dischi, è lo sguardo delle donne presenti, quando decidono di guardare la donna della macchina di color giallo. E no, non era uno sguardo bello.

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