santanna 1

Premessa doverosa e forse noiosa

Verità non esiste, come Babbo Natale e Befana.
Esiste autenticità. Che per esistere ha bisogno di sguardo. Che per esistere ha bisogno di voglia di guardare.
Lo sguardo è sempre personale. E sempre parziale.
Saperlo è essenziale. Dichiararlo forse superfluo. Ma io lo faccio uguale.

Se però sguardi così, con quella roba dentro, s’incontrano, possono uscirne delle belle. Dappertutto. Accadde anche a Santanna.

30 DICEMBRE

 ARRIVO

Diciamo subito che mi manca Dacia. E mi mancherà. E’ una delle rare volte che rinuncio a lei e alla libertà che mi dona. Arrivo (e ripartirò, ma all’arrivo ancora non lo so) con un treno regionale. Mai preso uno in vita mia. Che pure di treni ne presi assai.

Poichè viaggio in treno come prima cosa rinuncio al mio cuscino ‘ergocoso’. E però aggiungiamo anche che sarà l’ultima mancanza della quale soffriranno le mie notti sante.

PARENTESI GRAFFA: la mancanza più grande, se riferita alle giornate in quanto tali, è quella di ROS.PER. il cui video la sottoscritta potè vedere solo ieri, una volta giunta a casetta, davanti al pc bello. Aritenchiu darling, e a presto. CHIUSA PARENTESI

Al bar della stazione di Monopoli incrocio ELI arrivata da Roma quasi nello stesso istante. Felicità. Mi ricorda che ci siam conosciute a Gaeta a settembre. Avrei detto Santanna. Ok, è lo mismo. ELI ha appresso un pacco. Riconosco immediatamente la confezione. Non chiedo neanche. Contiene bufale. Felicità 2.

E lì, nel bar, commetto la prima minchiata. Per felicità procurata.
Accetto un caffè. E son passate già le tre.

Arrivano ANT e STE. Felicità 3. [Le prossime felicità smetterò di numerarle.] Ci si avvia sulla strada della santità. E con queste parole esatte e violette formulo uno degli ultimi post su facebook. All’inizio sbagliammo incrocio, ma fa niente.

Arrivate a Santanna la prima faccia che vedo è PIL.
[Sbaruffo subito il pelo ad Akira.]
Poi EST. Poi ANN.PAL. Felicità all’ennesima.
D’ora in poi nominerò chi mi viene in mente. In ordine sparso.

Saluto la padrona non padrona. Padrona, però, che brutta parola, Mac! Insomma, abbraccio PIN.COT. Che come prima cosa mi dice dov’è che andrò a dormire (!?).

Dalla nicchia dove è seduta, accanto al camino, salta su quasi come quei pupazzi a molla SUS. Che mi viene ad abbracciare. E saltiamo in due. Non ci vediamo da anni e anni. E, ora lo ammetto, sulle prime devo fare opera di escavazione nei ricordi per inquadrare il tutto. Almeno a questo sarà valso quel caffè. Felicità di cuori e di parole. SUS ha accanto VER che conoscerò meglio poi. E che lì per lì mi guarda un po’ così così.

Le altre calabresi – sorry, in genere non amo le etichette territoriali, ma sulla calabria ho capito ca… nu se scherza! – conosciute a fine ottobre le saluterò in ordine sparso. MIMFRA.POR. - FRA.BAM – ELV son quelle che ora arrivano negli occhi della mente. La prima FRA sarà autrice di un gesto per me dirimente, il mattino seguente.

Dopo di che, commetto la seconda minchiata: vado a riposare.

La verità, l’intenzione iniziale non era quella di dormire.
Sistemai le mie cose. Alzai lo sguardo.

Un tot di libri in fila su un ripiano. Ne tiro fuori uno color viola.
E ci trovo dentro Moira. Decido: me la porto a letto. E con le sue (e di altre su di lei) parole m’accuccio. Galeotto fu il libretto e chi lo scrisse. Camera riscaldata al punto giusto. Arrivò il sonno. E dentro il sonno un sogno. Che terrò per me.

Per fortuna che son cardiopatica e sempre per fortuna il cellulare ancora non m’aveva abbandonato. Se no, forse, avrei fatto ora de cena.
Squilla il memo della pastija per gli sbalzi de pressione.
Che prenderò con una (prima) birretta, olive e patatine.

Entro in contatto con una delle compagnucce della suite. TIZ arrivata in auto da Ragusa. E già per questo io la amo. Et invidio assai. E conoscerò piano piano. Ci tornerò alla fine, perchè con lei ed ELI farò un bel giro de monopoli, intesa come città.

Ovviamente, nel frattempo, è già partita la moseca…
Nella stanza giusta. Riscaldata anche lei al punto giusto.
Stanza che – volendo – si potrebbe anche… “chiudere la porta, gni tanto?”
Per far rima con cosa buona e giusta.
Moseca diretta da sora ANN.LUP. E poi anche da altre, ok, ma soprattutto lei. E già questo fatto da solo – ma sì, altri ce n’è – fornisce (non so a voi, ma a me di sicuro) la misura di quanto io la amo. In misura inversamente proporzionale alla quantità de decibel che il mio acufene riesce a tollerare.

A proposito di LUP.: ho già stretto forte forte TER. Donna che – mi cito addosso, incontinente io – “possiede sguardo lungo e in questo poco c’entra l’anagrafe”.

Nel frattempo ho rivisto e abbracciato GRA. - MAR.VER. e conosciuto altre baresi che nella prima vacanza m’ero persa. Altre arrivano l’indomani.

Ah, a proposito: la provenienza è varia.
Ma sì, parliamone. Anche se di straforo. La sottoscritta regge da sola la bandiera du
salentu. A scanso d’equivoci, mejo così. Metti che capitava quella che me sta sull’ovaia destra…!
Of course, il grosso proviene da
bari e dintorni. Bari che io – per dovere de salentinità – provo ogni tanto a prendere in giro. Ma la cosa dura poco, anzi è già finita da quel dì, in me. A parte il fatto che mattia è nato ad altamura, per cui di barese ho molto nelle vene… già detto che a questa storia della location de partenza la sottoscritta crede poco.
Eniuei, in terza posizione,
calabria sparsa. Ma anche qui, se il naso mi funzionò a dovere, tutto si gioca in un giro di relazioni. A volte anche pericolose. Ma per questo capitolo c’è tempo.
A riprova che il mondo delle donne – non solo quello delle lesbiche – si fonda soprattuto sulla
relazione, già dissi di una che sola soletta partì in Alfa e passò lo stretto. Comunque, diciamo che anche la sicilia sud-orientale c’è.
Poi la
toscana, variamente rappresentata. arezzo, siena, livorno, firenze, pistoia e… se non ricordo male qualcosa anche dalle parti di pontassieve. bene. Ah, poi c’è roma, almeno come residenza attuale. colei che vive a  roma però viene da caserta, che – come sappiamo tutte – sta a nord…! capisci a me. ;-)

Comunque, le presenze varcano anche i confini della… patria. Per dire, c’è anche montreal, che una si  permise di dire… canada e un altro po’ e scoppia na guera. E’ quebec! ah stronza! e per spiegare la differenza si fece il paragone tra lecce e bari, per capirsi.

LA PRIMA CENA

Non dirò il menu. Ma ribadisco che in quel posto si mangia (e si beve) come santanna comanda. Ossia, optime. Le donne della cucina, una per una, son superlative. I nomi che ricordo ora sono DAN – JOA – ANT – STE.

Altro che ricordo bene della prima cena è un fatto de geometria. Tutte le presenti intorno a un quadrato enorme. Così che, volendo, ci si guarda tutte in faccia. Volendo…
Questo fatto è reso possibile perchè non siamo ancora al gran completo. Quando saremo più di quaranta ladrone ci si sparpaglierà ordinatamente in tavoli da 8, mas y meno. Postazioni scelte liberamente sulla base de… affinità elettive. Mas y meno.

Quello che ricordo meglio della prima cena è il dopocena.
Prima della cena, anzi proprio quando misi piede per la prima  volta in camera, garbata garbata ci dissi alla padrona: “ma… chi dormirà con me lo sa che io russo?” non ti preoccupare, milena – fu la risposta – russano anche loro.

Fino alla cena io mi guardavo in giro per capire a che facce poteva corrispondere quel loro. L’ho capito solo quando sono salita su per andare a nanna. Loro erano le due arrivate dopo cena. Per loro fu preparato tavolino a parte, quadratino. Io a loro ci rubai, con permesso, anche un po’ di vino. E ancora non sapevo che erano… loro.

Mi sentivo un po’ stancuccia. C’era la moseca.
Poi c’era Moira che ancora non avevo finito con lei.
Andai a letto.
Una delle due loro arrivò che stavo a leggere sotto la cuccia.
Ciao, ciao. Piacere, piacere.
N.B. I nomi li ho memorizzati solo la sera del primo. E per la dedica mi sbajai pure. Che a DAN ci scrissi quello che pensavo per CLA e viceversa.

Eniuei, loro si sono infilate nel lettone e lì, proprio lì, ricordo che non ho preso il bicchiere d’acqua. Scendo e trovo quattro intorno al camino, Già che mi trovo fumo la sigaretta della buonanotte. Buonanotte, buonanotte.

sVSyp

Buonanotte? Quando rientro in camera loro erano già partite in quarta. Forse non tutte e due, ma parevano quattro, giuro.
Io m’accucciai ancora di più contro il muro.
A luce spenta potevo fare poco.
Smanettai fino all’alba col cellulare.
[Ora che ci penso deve esser stato un fatto de condensa d'umido sotto coperta.]
Vidi la luce e poi incontrai finalmente anche il sonno. L’ultimo sguardo al cellulare diceva ore 6.50. Dopo di che lui mi dirà: me sto a scaricà.
Al mio risveglio una di loro mi fa: hai russato!
Beh, io corretta sarei anche corretta, e pure pochetto femminista.
Ma mi stava per partire ‘na madonna coi controcazzi, giuro!
Garbata invece replicai: ok, oggi ci procureremo i tappi.

I tappi me li fece trovare mezz’ora  dopo sul comodino FRA.POR. alla quale ancor prima di colazione avevo raccontato l’accaduto. Che già solo per questo io la amo.

E questo per ora  è tutto, passo e chiudo.
Arrivederci al secondo giorno, ossia il 31 dicembre 2016.
Che per me si dischiuse intorno alle ore 10 del mattino.
Con un tre ore scarse de sonno. E un cellulare che decise di defungere, sotto coperta. Ma il tutto me lo confesserà solo nel pomeriggio, lo stronzo. Dopo una carica del tutto inutile (da parte sua) e una passeggiata abbastanza istruttiva (da parte mia).

MAC 3 gennaio ’17

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