se non allora quando

L’ultimo capitolo di a carte scoperte contiene la locuzione mai st@ta zitt@. Era su una maglietta regalatami a gennaio 2011.
Il mese successivo la indossai per fare una foto da inserire nel mio profilo facebook.

Dall’immagine una Lola pensò di fare un cartello. E altri se ne fecero che alcune portarono con degli ombrelli rossi a Piazza del Popolo.
Per una manifestazione dove con lo slogan se non ora quando? la maggioranza di donne (e uomini al seguito) protestava in nome della dignità delle donne.
Con l’intento (sempre della maggioranza) di dare finalmente esecuzione ad un altro slogan, vecchio di 5 anni: usciamo dal silenzio.

Erano i tempi degli scandali Ruby e dintorni. L’obiettivo non dichiarato ufficialmente era Berlusconi. La manifestazione ebbe l’appoggio di sindacati e ambienti vari della sinistra italiana. Pensai: visto che non ce l’hanno fatta a dicembre a farlo fuori in Parlamento, ora ci provano anche con le donne, hai visto mai?

Va detto che molte partecipanti erano in perfetta buona fede e sinceramente stufe di un certo andazzo. In effetti, ombre di strumentalizzazione si palesarono quasi subito. L’associazione che nacque a ridosso di quell’evento ha avuto divisioni e protagonismi vari in scena già nei primissimi mesi, dopo l’entusiasmo. Insomma, la solita storia.

Febbraio 2011: la Sede nazionale Udi, nella persona della sua Delegata Pina Nuzzo non dà l’adesione alla manifestazione con motivazioni che sono nei documenti ufficiali e che, senza scomodare il senno di poi, erano più che valide. Come in altre occasioni, le donne Udi furono lasciate libere di aderire e/o partecipare come meglio credessero, ma l’adesione nazionale venne negata e questo, a fronte del generale consenso ed entusiasmo che montava intorno all’evento, diede la stura a reazioni contrarie e contrastanti, molte delle quali si dipanarono in invettive semi-anonime su quello che allora era un blog della Sede nazionale Udi: fare il punto. 1

Jolanda era solo la punta sporca di un iceberg udìno che muoveva inesorabile contro il Titanic Nuzzo. Ok, lo so, gli iceberg non si muovono tantissimo, più che altro sono inesorabili se posizionati sulla rotta. L’immagine mi piace, anche se con quel candore ha un che di nobile che mancò a molte, nel frangente. Però degli iceberg condivideva il fatto che la maggior parte di ciò che si muoveva contro Pina Nuzzo continuava a restare sommerso.
Diciamo allora che le onde anomale si erano trasformate, dapprima piccoli rigurgiti di fiele, poi risacca sporca, poi torrenti di vetriolo.
A febbraio 2011 – finalmente – una vera e propria rottura delle acque gelide. Insomma, l’occasione fornita da una pomposa e pompata manifestazione nazionale era troppo ghiotta e comportò il consolidamento del tutto in quello che ora penso come iceberg.

In molte avranno pensato: se non la facciamo fuori ora, quando?
Nel frattempo, sulla tolda del Titanic si continuava a suonare ottima musica.

Tra le altre belle cose, si chiudeva la Campagna Immagini Amiche, la terza di una triade di Campagne che avevano riportato l’Associazione Udi sulla scena nazionale. E si chiudeva con un Premio.

Immagini amiche era stata fortemente voluta da Pina che, supportata dalle donne della Sede nazionale subito dopo l’Assemblea di Pesaro del gennaio 2010, ne aveva curato i dettagli dal primo all’ultimo, da quel manifesto con i fico d’india, da quel primo slogan se ci offendi non vale! Per finire al Premio. Insomma, tutto.

Voluta da Pina e approvata poi all’unanimità dalle donne dell’Udi, come spesso accadeva in una Associazione dove una compiacente e ipocrita unanimità pubblica riusciva a convivere con mugugni sottotraccia ancora alla ricerca di una forma.

Qualcosa del genere era già accaduto durante la Staffetta, approvata all’unanimità e poi  disertata da alcune dirigenti che non si fecero vedere nella manifestazione di Brescia. Disertata da donne che ricoprivano ruoli decisionali sulla carta e che avevano digerito male l’emergere di assunzione di responsabilità da parte di altre, più giovani d’età e di spirito. Cito su tutte la Portastaffetta nazionale Enza Miceli, lasciata pressocchè sola nella organizzazione logistica di un evento durato un anno. Enza che dovrà sopportare in riunione interventi e… consigli inconcludenti.
Parole registrate, disponibili in Cisterna. Vedere su tutti i capitoli anfora mai in frantumichiamata a raccolta e i corrispondenti allegati nella Cisterna.

Oggi, donne che hanno tentato di ostacolare sul nascere la Campagna Immagini Amiche, inclusa se non per prima Miss Jolanda La Rossa, ne godono i frutti e consegnano Premi. Ahimè, in foto come dal vivo restano delle facce sfatte. Immagini amiche? C’est la vie!

 

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1
Tra le altre, una signora con un nome colorato, Jolanda La Rossa, nel criticare la decisione di Pina, scrisse tra le altre di santo tabernacolo e di culto della personalità.
A mesi di distanza, quelle parole mi spingeranno a pensare il video Josephine c.o.p.’s. che resterà il mio unico contributo portato al “Congresso Udi”. Se si esclude l’intervento in plenaria su portaerei e laghetto.
Altrove sul web, torniamo al febbraio 2011, avevo ritrovato il nickname Jolanda La Rossa a scrivere altro. Poiché sono certa della sua identità solo al 99%, non posso scrivere chi penso che sia. Quello che so è che molte come me pensarono la stessa cosa. Dopo il “Congresso”, anche a proposito di questo, pubblicherò il video Caracalla.

 

 

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