si profila all’orizzonte l’…ovunque si decide!

8

Nell’Assemblea maggio 2006, le donne dell’Udi dicono che forse sì, si potevano esplorare le condizioni per affrontare alla nostra maniera la questione della rappresentanza. Si parlò, a 27 anni dall’ultima volta, di una proposta di legge di iniziativa popolare da lanciare a livello nazionale per arrivare a chiedere il 50/50. Lo si trova scritto ancora così nel resoconto, a volte 50e50, con la e minuscola e non ancora rossa. Ma ci si deve dare il tempo di… esplorare appunto, sia i rapporti con altre associazioni e sigle varie, sia la possibilità concreta di elaborare un testo di legge che risponda alle esigenze che via via vengono poste dalle donne dell’Udi. Una cosa viene detta: dire 50/50 non è la stessa cosa che dire 50%! Le donne dell’Udi erano strane? In effetti, già nei documenti dei primi anni 2000 c’è grande attenzione all’uso del linguaggio e alla forma. In ogni caso, nelle prime discussioni 2006 si trova la spiegazione del perché percentuale non andava bene. Per me, nel cuore dei ricordi, il tempo che intercorre tra l’Assemblea di maggio e la successiva del novembre 2006 è scandito da 2 episodi: la prima Scuola Politica a settembre e un viaggio a Torino a ottobre, con Pinuccia. Pinuccia era ed è mia sorella, di 4 anni più grande, la penultima di 4 sorelle. Ci siamo perse per molto tempo, nelle nostre vite. Ci siamo ritrovate qualche anno prima che se ne andasse del tutto. Abbiamo fatto in tempo, quasi di corsa, a ritrovare qualcosa del tempo perduto. A Torino ci dovevo andare, manco a dirlo, per uno dei tanti sessantesimi. Mi aveva invitato una donna che era nel Coordinamento Udi per un convegno dal titolo Tra un voto e l’altro.30
Se queste sono le cose che serbo in me di quel periodo, la posta elettronica mi dice che sono andata a Messina, alla fine di settembre 2006. E che ci andai per una delle tante cose sulle quote. Se ricordo poco o nulla, un motivo ci sarà.31
Per il mio rapporto col 50E50, sarà determinante l’Autoconvocazione di novembre 2006, Assemblea dove si parla di molte cose, stop femminicidio incluso.32
Già nel suo titolo donna/uomo. rapporto tra i soggetti, rapporto tra i generi l’Assemblea introduce a quello che verrà. Lì si fa il primo punto sull’opzione 50e50.33
Innanzitutto, si comprende che non ci sono i presupposti, né di forma né di sostanza, per andare a un Progetto comune con altre sigle. C’erano stati tanti incontri, anche promossi dalla Sede nazionale, anche alla Casa Internazionale di Roma, quella che si chiama delle Donne o della Donna, non ricordo mai il nome preciso. Dopo gli incontri, accanto alla fatica di un riparlarsi con formule assembleari confuse d’altri tempi, una cosa si comprende soprattutto: le donne dell’Udi non sono più disponibili a formule come petizioni o appelli. Non hanno intenzione di farlo nei confronti della politica istituzionale tout court. Ancor meno, vogliono farlo verso uno schieramento politico in particolare. Per inquadrare nella Storia italiana di quel tempo: precedenti appuntamenti elettorali nelle amministrative avevano fatto presagire un cambio di schieramento nella futura maggioranza di governo; con la legge porcata, il centrosinistra aveva vinto anche le politiche, ma di misura; chiunque avesse vinto avrebbe vinto per poco, con squilibri enormi tra Camera e Senato.34
Torno al futuro-passato, torno alla decisione presa dalle donne dell’Udi. C’erano state le elezioni politiche ed erano partiti anche appelli a Prodi, nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo Berlusconi. Ebbene, le donne dell’Udi nel novembre 2006 decidono una volta per tutte di seguire altra procedura, al cospetto di fermenti che si agitavano altrove. Le proposte accennate in Assemblea in direzione di un appello vengono subito scartate. E allora, che fare? In Parlamento c’erano già proposte di legge che chiedevano le quote al 50%. Ciò si era reso possibile, dopo i chiarimenti della Corte Costituzionale sulla loro legittimità. Tuttavia, erano proposte costruite in funzione antidiscriminatoria, sempre per venire incontro alle esigenze delle povere donne da tutelare come una minoranza etnica. Inoltre, si trattava di progetti per le sole elezioni di Camera e/o Senato. Invece, nelle nostre menti si faceva sempre più presente la seconda parte di quello che diventerà il nome completo della Campagna: …ovunque si decide! Nel Verbale di sintesi dell’Assemblea di novembre 2006 non c’è il mio intervento: ascoltavo soprattutto, guardavo, pensavo. Fare attenzione a come si chiude quel Verbale: ci si riconvoca. Infatti, è per questo che le Assemblee Udi si chiamano Autoconvocazioni, perché la precedente riconvoca la successiva. Ed è così da sempre. O meglio, dal 1982, l’anno della svolta. Ci si riconvoca con un preciso ordine del giorno, che subisce modifiche solo in casi eccezionali. Anche l’Assemblea di novembre 2006 si riconvocherà per i giorni… 19 e 20 maggio 2007! Però, quella stessa Assemblea decide una riunione nazionale per il successivo 2 dicembre 2006, una riunione ad hoc sul 50e50. A quella riunione, che nei fatti fu un’altra Assemblea, il giorno dopo seguì una riunione ristretta del Coordinamento. Da quella data fino a maggio 2007, quante cose! Sarà una bellissima corsa, una vera e propria avventura, un susseguirsi frenetico e pure ordinato di riunioni, convegni, seminari e molto altro di meno  conosciuto. Di alcune cose poco note ora andrò a dire, incrociandole con le altre. Per non perderne nessuna, farò ricorso all’hard disk di mac.

 

 

vai

 

 

________________________

NOTE
(le parentesi quadre si riferiscono a file nella Cisterna)

30
Non ho mai detto alla donna di Torino quanto le sarò grata per l’invito. Non per via del sessantesimo, ma per Pinuccia: ci verresti con me? la chemio l’hai sospesa, va meglio ora. ci vieni? Albergo, insonnia, silenzi, strade, negozi, chiacchiere sotto i portici e un profumo Yataghan Caron introvabile finalmente trovato, grazie a lei. Ricordo tutto. Più di tutto il resto, è ciò che resta del viaggio di ottobre 2006. Al rientro da Torino, feci dei pre-post-appunti per le Macare, per raccontare. Ripescandoli dal pc, ci ho ritrovato barlumi del mio 50. Che tenerezza, li lascerò così com’erano, non cambierò una virgola, nomi compresi. Vedere  torino 1 messina 0 in varie mac 2006 [03].

31
Per non far sentire troppi soli quei file di Messina, li metto con quelli di Torino, in una cartella quasi calcistica. Vedi sopra [03].

32
Vedere cartella stop femminicidio tra le varie snu 2006 [04]. La campagna contro il femminicidio ci tiene impegnate praticamente da sempre: comunicati e documenti vari si trovano ordinatamente sparsi in Cisterna, fin dal 2004. Consiglio uno sguardo anche a certe buste rosa, sempre tra le varie snu 2006 [04].

33
Per il programma e il successivo resoconto, interessanti entrambi, dell’Assemblea di novembre, vedere in apposita cartella assemblee 2006 [04]. Ritrovato minivideo da cellulare. Non so chi lo ha girato, né come sia finito sul mio pc.

34
Se penso ai tanti rilievi di incostituzionalità, le discussioni sulle mancate preferenze sono uno specchietto per le allodole, ancora oggi. Uno dei peggiori sta nel meccanismo perverso e differenziato scelto per Camera e Senato. Ancora oggi, quasi tutti coloro che straparlano di cambiare la legge elettorale per le politiche, non solo non dicono chiaramente come, ma nei dibattiti televisivi si lanciano soprattutto su questa storiella delle preferenze negate, lamentando una odiosa mortificazione della volontà popolare. Chiacchiere. Le preferenze, da sole, in questo paese sconquassato da corruzioni e cordate e clientele, non sono garanzia di democrazia. Anzi. La riforma 2005 porcata era e porcata resta, però in Italia al peggio non c’è mai fine. A mio parere, andrebbero decisi dappertutto collegi uninominali piccoli. Ovviamente, nel rispetto del 50E50. Solo così si rispetta veramente la volontà popolare, altro che ritorno al proporzionale con le preferenze. Orrore! C’è altro che va ricordato: tutti, prima durante e dopo la legge porcata, hanno votato leggine sui rimborsi elettorali, altre e più porcate dove, anche se finisce anzitempo la legislatura, tutti prendono e prenderanno rimborsi elettorali stratosferici comunque, fino al 2013. Perché non s’ode levarsi un lamento su questo? Perché nessuno parla di volontà popolare negata in questo caso? Il finanziamento pubblico ai partiti era stato sbattuto fuori da un referendum popolare anni prima. Così come un referendum aveva chiesto di indirizzarsi verso il meccanismo maggioritario. Il primo è rientrato di soppiatto sotto forma di rimborsi che rimborsi non lo sono affatto. Vergogna. Povera Italia. Fine parentesi d’indignazione sul presente.

 

 

_____________________________

torna a indice

 

Lascia un Commento