su sta storia di ‘capa’ e ‘gruppa’

Salve
oggi è domenica
e io resto una che santi_fica

di primo mattino
vado a dare un occhio al cantiere di casetta nuova.

dice: “avvocato, abbiamo montato il sottrattore”.
bene, faccio io.

e passi per l’avvocato.
mica ti puoi mettere a polemizzare
di primo mattino con la maestranza
con un caffè e una zeppolina appena sulla panza.

eniuei, felice io.
l’acqua c’è, finalmente.
ma abbiamo dovuto chiudere di nuovo tutto immediatamente.
su in terrazza, causa tubo free,
si stava formando anzitempo la piscina.

pazienza, anche per oggi non si piscia.
non nel bagno di casetta nuova per lo meno.

torno anzitempo a casetta vecchia
e mi rimetto a fare qualcosa
che io odio et amo: pacchi.

giorni fa ho ritrovato in un cassetto
una collina di fotocopie e ritagli
uno è quello nell’immagine scelta per questo pezzo.

col tempo sono quasi guarita
dal malanno dell’accumulazione seriale
quasi non mi riconosco
butto via tutto

quel ritaglio però l’ho conservato
e se anche non l’avessi fatto
mi resterebbe dentro, uguale
quel tempo.
e su tutto quella foto.

lasciamo stare.
il fotografo mandato dal rotocalco
(una volta si diceva così, rotocalco)
mi fece: si metta in posa, avvocato!
e questa è la faccia che s’è beccato.

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perchè quell’immagine in questo pezzo?
beh intanto perchè io mi amo
ma proprio tanto tanto
quasi quasi mi farei
tutti i santi giorni
per quanto m’amo.

e poi perchè, a quanto pare,
il destino di essere minoranza in ogni dove
m’accompagnerà sempre. e sia, pazienza.

oggi non mi ricapita più
o insomma, non tanto spesso
di essere messa all’indice o derisa
la cosa più carina era: “sei cacofonica”
per via della fissa sul linguaggio

fissa che, lo dico subito,
in me non è nata col femminismo
che se proprio lo devo ringraziare
all’ectoplasma rievocato, lo devo fare per altro

è nata prima. molto prima
per fare prima diciamo che è nata
per via che son figlia di gente
che con l’italiano giusto
portava il pane a casa.

il sessismo esisteva.
ed esiste ancora.
quello sul linguaggio s’è un po’ placato.
ma giusto perchè oggi il patriarcato
ha ancora molte altre belle cose da fare
in giro per il mondo.

oggi mi può capitare altro.
per esempio
di essere in un gruppo facebook
dove la maggioranza
(ma su questo fatto di maggioranza
non metterei neanche una falangetta sul fuoco)
ci tiene a chiamarsi gruppa

o insomma, se non la maggioranza
ci tiene assai la capa
che sarebbe la simpaticissima donna che lo ha fondato

poco fa - un paio d’ore per essere precise -
le ho promesso un pezzo
perchè questa storia deve finire.

anche perchè la donna di cui sopra ha avuto l’ardire
simpatico, ma sempre ardire
di collocare sta storia di capa e gruppa
accanto a post serio
dove si parlava di sessismo nel linguaggio.

è giunto il momento, mi son detta.
questa storia deve finire.

posso comprendere (forse) la motivazione
ma non la scelta. e che cazza…! 

passetto indietro.
tanto tempo fa
mi trovavo in un gruppo di donne
uno di quei ritrovi estivi dove
c’è una relazione, poi un seminario
poi un giochino e infine tutte a passeggio
a vedere di trovare l’anima gemella
che era poi la spinta primaria del ritrovo.

anche lì avevano la fissa delle desinenze
storpiate al femminile.
per un po’ ci ho provato.
poi, lo confesso. ho desistito
anche perchè avevo trovato l’anima gemella.
per il tempo di un’estate, ma gemella.

lì usavano dire staffa
e minchia, com’erano contente!

ora, dico io.
a parte il fatto che – se non vado errata -
staff parte femminile
lì dove nasce
e diventa lo staff solo in italiano
perchè… eh, chissà perchè

e poi… staffa?
ma diobuonino, non la senti? non la vedi? 

non la scorgi all’orizzonte con la staffa  una cavalla?
che se devo seguirti nella follia ha anche le zoccole…?

immagino perchè possa non piacere capo

non piace neanche a me
e anche quando ho avuto un capo(studio)
non l’ho mai chiamato così, neanche alle spalle.

ma perchè lo devi far diventare capa?

capa che tra l’altro dalle mie parti
- ma non siamo sole -
è verbalmente molto usato
al posto di testa.

testa che a sua volta
ma siamo tornate all’italiano
è anche detta capo.

oh, madonnina bella.

e gruppa, poi? oh, signur!
ma non lo senti l’odore della zuppa?
o peggio, l’incedere della truppa?

perchè? perchè questa follia?

forse perchè scarseggiamo in fantasia.

ok, siamo tutte donne in quel gruppo.
bene. bello.
en passant, lesbiche.
bello 2? vedremo.
per ora ho sospeso il giudizio.
sempre per simpatia, ma sospeso.
non proprio giudizio, ma sospeso.

ma perchè minchia ti piace così tanto capa?

sforzati, no? trovane un’altra.

e se proprio ti vien voglia di femminilizzare
l’infemminilizzabile
datti all’english, no?
che è pure di moda. prova!
con bossa male che vada
ci balliamo su.
a patto che sia nova.

lo so, è difficile.

sapessi.
ora te ne racconto un’altra e poi chiudo.
tanto tempo fa
quasi mi son messa a lutto
quella volta che m’han detto
che non potevo usare risorse al posto di patrimonio
in uno statuto

perchè patrimonio (come parola, ma sì anche come altro)
ha la sua storia
il suo significato
col significante stratificato
e non si cambia.

uffa. fanculo. e patrimonio sia.
andavo di fretta, va detto.
ci tenevo assai a quello statuto

non mi piace patrimonio. anzi la odio
meno di quanto odio matrimonio,
ma la odio.

per chiudere:
ragazze, diamoci una mossa con la fantasia.
quella non ci manca.

giochiamo con le parole.
io lo faccio da mattina a sera.

però per cortesia
non pensiate d’esser femministe
sol perchè storpiate le desinenze.

o peggio,
non pensiate – con questa follia -
giammai
di rendere omaggio addirittura ad Alma.
Che era una persona seria.
Amava ridere e scherzare.
Ma era una persona seria.

Come seria sono anch’io, del resto.
e fanculo alla modestia.

M.A.C.

 

NOTE A MARGINE:

1. stesso sottofondo musicale usato in un pezzo dove sfioro i miei genitori.

2. se va di leggere Il Sessismo nella Lingua Italiana di Alma Sabatini il pdf si trova qua.
per le patite della carta stampata: in eredità di un passato da libraia, ho ancora qualche copia. ciao.

3. per la Signora: vedi che accanto a quella fotocopia sull’avvocata ho ritrovato un tuo biglietto. quello col cuore dell’ipotenusa. scritto a penna. strano. in genere usavi la matita. forse col retropensiero che avrei potuto mai cancellarti, un dì? mah, il biglietto forse lo brucerò. ma a te, colla minchia che ti cancello. ma che te lo dico a fare, già lo sai. mac

4. a proposito di matrimoni e dintorni. ma soprattutto a proposito del fatto di ritrovarmi perennemente in minoranza: il prossimo pezzo che spedirò in quel gruppo – sì, insomma, quell’insieme di lesbiche – parlerà di matrimoni gay, uteri locati, sì insomma pance in affitto e altre quisquilie. chissà, forse va a finire che mi espellono anche da lì.

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