trionfo di omissis

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(vorrei scrivere d’altro)

E infatti, lo farò a breve.
Nel frattempo, si può dare uno sguardo a cosa invia a tutte di ufficiale la Sede nazionale Udi già nella calda estate del 2009, in vista di un’Assemblea autoconvocata per il 6 settembre e poi per una Riunione Staffetta fissata per il 3 ottobre. Per ordini del giorno, resoconti e allegati vari di entrambi gli appuntamenti, rimando lo sguardo alla Cisterna.
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Non entro nel dettaglio, già dai titoli delle mail si evince che in quell’estate sulla stampa italiana fa capolino la questione del silenzio delle donne alla quale i comunicati Udi contrapporranno quella del silenzio sulle donne. Pensa te. E io che sto a scrivere di mute. Non devo sparare sulla croce rossa? Non ci casco. È proprio lì che si chiude il cerchio dei silenzi su… e dei silenzi de… : sulle mutazioni mute.
Per quello che avvenne dopo la mail di domenica pomeriggio 12 luglio 2009, per la cosa che mi fa fatica continuare a digitare come parola Coordinamento, per ciò che doveva avvenire e non avvenne, che alcune dovevano fare e non fecero, vedere in apposito reparto. Riepilogando, qui andrò solo a comporre calcolo grossolano. 183

Tra i fatti già noti, pertanto, ce ne sono almeno un paio, da rammentare e mettere in fila.184
Più delle affinità elettive che non c’erano, più delle parole dette contrarie a quelle fatte, quello che unirà alcune donne e col tempo sempre un po’ di più, sarà solo una parola: contro. A chi legge potrà passare per la mente che le carte scoperte Udi sono affare di famiglia. Può darsi. Se però chi legge sta pensando a cosette miserevoli di donne poverette, tolga questo pensiero dalla mente. Anche se indagate quasi al microscopio, servono per comprendere altro che accade altrove. Tutti sempre scoordinatamente uniti contro qualcuno. Sembra il destino di Italia, che resta Belpaese fatto e sfatto più da Italiani che da Italiane. Se altrove accade di peggio è solo per quantità maggiore di potere. Le dinamiche, strette all’osso, sono le stesse. Noi donne dell’Udi però dobbiamo parlarne. Quando? A Congresso. Per i fatti gravi anche prima. Noi che abbiamo scritto una Proposta di legge con dentro Princìpi e poi Sanzioni, noi che siamo andate in giro a dire ad altri cosa si deve fare per far vivere Democrazia, noi che abbiamo parlato e praticato Responsabilità, ora noi tra noi e fuori da noi s’ha da parlare chiaro. Se un patto andrà rinnovato, di quel patto si dovranno scrivere anche i corollari. Senza dettagliare necessariamente le sanzioni, ma con chiarezza: chi è fuori da quel patto, è fuori. Senza se e senza ma.
Mi è tornata alla mente una cosa piccola, ora che è stata inserita nella Cisterna la mail sull’Autoconvocazione: c’erala Scuolapolitica Udi fissata per settembre e subito dopo c’erala Riunionesu Staffetta. Nel 2009 c’erano già state due Assemblee intense, a gennaio e maggio. Nella precedente di maggio avevo avuto, nella qualità di Garante, un conflitto pubblico con la Delegata, chi c’era lo ricorda. Non vado a guardare, ma qualcosa dovrebbe esserci anche nel resoconto. In ogni caso, questo il conflitto: la proposta iniziale della Presidenza era quella di riconvocarsi direttamente a gennaio 2010 come Assemblea. In effetti, c’erano già state altre occasioni in cui riunioni nazionali erano state vere e proprie Assemblee e forse più, come quelle sul 50 per la Sala Olivetti. Nell’autunno 2009, per rivederci tutte insieme nazionalmente c’era già Staffetta. Per chi voleva imparare e praticare cose belle c’era anche una Scuola. Ebbene, pur condividendo nella sostanza le motivazioni di Pina Nuzzo che non voleva caricare le donne Udi di un altro incontro nazionale, sia pure attaccato a Scuola e poi Riunione – oh, mia autoritaria fin troppo generosa… – la sottoscritta a maggio 2009, per rimarcare le motivazioni che l’avevano spinta a dare un ritmo cadenzato ad Assemblee e bilanci, ha insistito sulla propria proposta che alla fine è passata. Mi pare si sia addirittura votato. Perché la ricordo?
Non tanto per ribadire che conflitti si possono – e all’occorrenza, si devono – avere anche con chi si stima e si riconosce come autorità, perché quello è solo uno degli esempi pubblici che posso fare. La ricordo perché, a ripensarci ora, pensando a quell’impegno del 15 settembre che si aggiunse ad altro, pensando alle carte che studiai per tutelare un nome e un Archivio centrale, pensando a quella e ad altre traversie in cui ci hanno infilato alcune scriteriate, col senno di poi la pervicace proposta forse l’avrei ritirata e saremmo andate tutte direttamente a gennaio 2010. Mi sarei sorbita meno scioglilingua estivi? Forse sì, forse no. Certamente, avrei avuto molto più tempo e freschezza mentale nelle mie vacanze sarde.

 

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NOTE
(N.B. i riferimenti in nota attengono a file contenuti nella Cisterna.)

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A partire dal… 15 agosto ricevo 11 comunicazioni Sede Udi, per quel mese. Penso di averle ricevute come tutte, visto che si tratta di invii a tutte. Le ricevo al volo, perché sono in Sardegna. Non credo mi sia sfuggito qualcosa di significativo, perché controllavo ogni resoconto sardo e mettevo da parte. In ogni caso, c’è sempre Fondo Staffetta.

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Il resto degli scambi coordinati successivi si trova nella cartella resto in coordinate mail 2009[10].
E ora, il calcolo grossolano: il numero di quel Coordinamento era di 10 donne elette a gennaio 2008. Delegata a parte. Una scompare fin dall’inizio o quasi. Almeno, io non la vedo dalla riunione 16.02.08. Di un’altra, nella cartella riassumendo vi sono le tracce dolorose per un’assenza. Siamo a 8, numero comunque previsto in uno Statuto, che all’art. 8 infatti parla di 8 o 10 donne. Numero ancora legale, sommato a Delegata. Numero legittimato e incaricato per attuare decisioni assunte da Assemblee o da quelle stesse donne.
Funzionò? Forse, nei primi due mesi. Dopo, non funzionò più e peggio. Per mutamenti muti e altro di peggio. Neanche nel frangente bello di Staffetta. Troppi gli interessi personali in gioco, veramente. Procediamo. Delle 8 donne restanti, 2 erano giovani Portastaffetta nazionali.

8 meno 2 fa 6. Alla donna Udi che lavorava in Sede nazionale e al suo diuturno lavoro in un Archivio centrale ho accennato. Altro c’è e ci sarà, sempre in Cisterna, sul suo impegno di carattere nazionale. Ovviamente, ciò che quella donna faceva e fa a Valmontone in questa sede non fa testo. Si tratta del suo impegno Udi locale, altra cosa.

6 meno 1 fa 5. Per le restanti 5, fino a dicembre 2009, lo giuro su me stessa, ho ancora pensato alcune cose, già scritto: qualcosa di simile a ciò che avevo verificato negli anni precedenti. Pur chiarendosi che il Coordinamento Udi non riusciva a coordinare neanche se stesso, fino a dicembre 2009 ho pensato che quelle 5 donne, ciascuna per sé o a due o a tre, stavano dando e avrebbero continuato a dare un proprio, individuale contributo a carattere nazionale. Era già accaduto, con fatiche, supplenze, qualche ignavia, però era accaduto. Sul fronte delle carte, dallo scorno del 12 luglio 2009 non ritrovo le 5 firme in altri documenti, insieme. Tuttavia, da allora, a volte in tre, a volte in quattro, non sempre le stesse, le ho ritrovate tutte. Accadrà, ad esempio, a dicembre 2009 sotto una serie di documenti partiti anch’essi per la tangente (poi approdati nel nulla esponenziale) su risarcimento pubblico alle vittime di stupro.


Anche sforzandomi, non riesco a vedere quel numero 5 come un insieme unico per produrre. Gli insiemi per andare contro sono un’altra cosa e non è politica. Ritrovo l’intestazione Coordinamento in parole con dentro moratoria su pubblicità e altro, un qualche sforzo autunnale e poco più. Sforzi sui quali non vorrei infierire più di tanto, anche a carte scoperte. Certo che… moratoria, che brutta parola! Nel 2010, una di quelle 5 donne ne rivendicherà addirittura la primogenitura. En passant, piccola falsità. Nel 2010, si arriverà a mancate adesioni locali (robetta, anche qui) su Immagini amiche, dopo un’Assemblea che aveva detto chiaro e tondo: no, per carità, moratoria no! Per quel che posso dire io, in sintesi di sintesi: mi occupo di diritti umani e pene di morte, dove comparve e ancora compare la parola moratoria. Di tale parola si era visto fare sfoggio da un tal Ferrara a proposito di aborto ed era il 2008 di un Tempo scarlatto. Che dire, concordavo, concordo e di più: moratoria è brutta come parola e città libere da pubblicità lesiva era locuzione pretenziosa che tale si rivelerà, nei fatti. Sul fronte dei gesti, nel 2010 vedremo altro, in Assemblee e riunioni Udi.
Restando nel 2009, sui gesti si può certificare già qualcosa in termini di provenienza e spostamenti. Mi fermo a quelli fisici, parlare dei simbolici è arduo: se delle restanti 5 donne componenti di un Coordinamento nazionale Udi penso la provenienza locale, intesa come città, e dopo averla pensata la mettessi in ordine alfabetico, di quelle donne solo una, la prima in ordine alfabetico geografico, si sposterà il 21.11.09 per prendere la strada per Brescia. La stessa che, generosamente, era stata indicata come possibile portavoce. Vedremo, anzi ascolteremo, di cosa si farà portavoce nel 2010. Ascolteremo cosa diranno o, meglio, non diranno affatto le 4 restanti sui motivi di mancati spostamenti. La prima delle restanti con la sua parte di una parte di una parte aveva contribuito all’avviarsi di una Staffetta. A carte scoperte, si comprende che essere di parte e restare nel proprio cantuccio sono spesso la stessa cosa. Vale per lei e vale per le altre, con varia gradualità.

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Il Coordinamento nazionale Udi, in quanto tale, non si vedrà dal 3 al 6 settembre per la Scuola Politica Udi a Roma, quella dal titolo carino cosa ti sei messa in testa? che aveva come sottotitolo l’ambizione tra politica, sapere e vita pubblica. Poco male, forse non c’era nulla da imparare.
Neanche in Assemblea il 6 settembre e in Riunione Staffetta il 3 ottobre, tuttavia. Infine, sempre in quanto tale, il Coordinamento Udi non salirà quattro gradini di scale di un palco nazionale 21 novembre a Brescia. Le spiegazioni per le assenze a Brescia, una per una, nel 2010 mi saranno chiare. All’epoca, prima di partire, mi dissi solo questo: ci risiamo, qualche Coordinante è troppo occupata nel proprio monolocale, una che ha visto partire la Staffetta ora sarà presa da altro, un’altra ha visto Anfora a febbraio e su questa degli invii anonimi meglio sorvolare.
Lo pensai. Ora lo scrivo.
In un certo senso, diagnosticavo alla buona l’aggravarsi di una malattia ai cui sintomi avevo assistito nel 2005/2007. Aggravamento grave, perché obiettivamente nel 2008/2009 avevo visto – di mail in mail – attenuarsi sempre più la responsabilità collettiva, quel certo nonsoche di udi che fino ad allora aveva egregiamente rimediato a défaillances individuali.
Quello pensai e ora l’ho scritto. A novembre 2009 non sapevo altro che ora scrivo.

 

vai

 

 

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post scriptum 2013
questo è uno dei capitoli di a carte scoperte con maggiori omissis.
per nomi e cognomi occorre avere pazienza.
fino a post_illa. per ora solo immagini. see you later. (09.04.13)

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