tutto per una bindi ignara

Arriverò a dire di maggioranza, per dire di cosa era fatta la maggioranza delle donne Udi convogliate a Congresso.

Una maggioranza che tale sarebbe rimasta anche se si fossero rispettate le regole, sia chiaro.
Ci arriverò per dire come e perchè una maggioranza più di altre deve rispettare le regole.

Prima però mi tocca raccontare un episodio dirimente.
Ha per protagonista fuori scena – perchè non entrò in Sala –  Rosy Bindi.

Potrei anche raccontare altro, anche di bello, anche di brutto, che venne prima. Scelgo questo in quanto significativo per comprendere l’aria che tirava ad ottobre 2011.

Pare che nella mattina della seconda giornata, per pura coincidenza, il Partito Democratico tenesse nella Piazza sottostante una sua manifestazione.
Non conosco i dettagli dei prodromi, ma sarà andata senza dubbio così: alcune donne Udi sapevano di quella manifestazione, ergo alcune donne Udi devono aver chiesto a Bindi di salire per un saluto. Non il contrario, è logico. Direi che è prossima all’impossibilità l’eventualità che Bindi sapesse di un Convegno di donne Udi in quello stesso giorno a Bologna a pochi passi da lei e ancor più improbabile che Bindi fosse presa da una voglia irrefrenabile di salire, di sua sponte.

Insomma, prima ancora che ne venisse informata la Presidenza, alcune donne Udi (per portarsi avanti…) avevano già fatto istanza a Rosy Bindi in tal senso. La quale Rosy Bindi, ovviamente, deve aver detto di sì. E che sarà mai, un saluto e via.

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Rosy Bindi in una immagine recente

Sta di fatto che al microfono Udi – durante una mattinata dedicata come da programma agli interventi di donne varie dell’associazionismo italiano e non – improvvisamente viene annunciata la lieta novella: c’è Rosy Bindi che vorrebbe salire. Che si fa? Non ricordo le parole precise, ma insomma. Solo poco prima del microfono, della cosa venne informata anche la Presidenza del Congresso. Presidenza formata a rotazione dalle componenti di quel Gruppo preparatorio. Questo fu causa di inquietudine tra quelle 15 donne 15 (ricordate l’8 a 7 del gennaio precedente? ecco…).

Nel frattempo, nella Sala si vocifera, sembra che Rosy Bindi sia già quasi sulle scale. Alcune sono prese da ansia, altre da frenesia di apparenza. E la Presidenza?
Quella autentica, quella incarnata da Pina Nuzzo aveva già capito l’aria che tirava. I segni si erano palesati già, anche se in forma lieve. Non commentò più di tanto la faccenda almeno al microfono. Il dilemma fu risolto da una riunione a porte chiuse delle donne della Presidenza. Riunione per la quale si fermarono i lavori Congressuali, of course. Il tutto in un crescente vociare in Sala, tra le opposte fazioni, che ignare di essere fazioni fino a quel momento improvvisamente si ritrovarono le une contro le altre armate. Tutto per una Bindi ignara.

Il bello è che tutte o quasi tutte quelle che avrebbero voluto Rosy Bindi presero a mugugnare, poi apertamente a criticare, poi a dichiarare il nome e poi il cognome della colpevole di tutto. L’unica vera colpevole. Chi? Ma chi se non la Delegata autoritaria fissata con l’autonomia?

Bari - 14.10.11

Bari 14.10.11 – Pina Nuzzo alla Conferenza stampa Anteprima del Congresso sul Lavoro

Il bello è che la cosa non ebbe termine (anzi, si proseguì ad oltranza) neanche quando, rientrate finalmente dalla riunione a porte chiuse, le donne della Presidenza – per bocca di Rosanna Marcodoppido che usò tra le altre le parole autonomia e femminismo – spiegarono i motivi per cui si sceglieva di no, meglio di no: c’era un precedente su cui non si poteva passar sopra, in mattinata si era negato l’intervento, in nome dell’autonomia, ad una rappresentante del Movimento 5 Stelle, per cui non si vedeva per quale motivo avere un comportamento differente con la rappresentante del Partito Democratico.

Non faceva una piega. E pure, niente da fare. Tra le favorevoli qualcuna tentò di argomentare che in effetti non la si invitava in quanto PD (a quel punto era inutile non dirlo, beh, sì… in effetti era stata già invitata a salire) ma come Vicepresidente della Camera. Che vergogna. L’argomentazione era così fiacca da avere scarso esito anche tra chi la sosteneva.

Nel frattempo, tra le favorevoli le più accanite erano decise a scatenarsi. E così fu. Si scatenarono financo quelle con le protesi e i bastoni da passeggio, con urla e invettive varie, ovviamente tutte indirizzate soprattutto contro Pina Nuzzo.
Per poco, veramente poco non si passò alle maniere forti.

Unica eccezione, sia pur di poco conto, per la sottoscritta. Of course – ci penso ora e sorrido – la favorita è sempre quella che prende le prime frecce. Sì, la sottoscritta fu beneficiata di un trattamento come si deve. Sarà stato per via dell’affinità, che come si sa premia le più prossime, quando non si può arrivare alla vera meta. E chi lo sa. Fatto sta che una donna bolognese che non conosco e mai conoscerò, una che stava davanti al banchetto con i gadgets all’ingresso, una alla quale – lo giuro su Papà, lo feci pacatamente – cercavo di spiegare perchè secondo me era cosa buona e giusta non far salire la Rosy e che, anzi, sempre secondo me, s’era fatta brutta figura ad andare a dirglielo prima di decidere, e che ancora, sempre secondo me, si doveva andar giù a dirle il come e il perchè e certamente Bindi avrebbe compreso…  alla sottoscritta quella donna m’ha sputata in faccia m’ha. Ecco. E ben ti sta, Carone. A fare la pacata. Forse non era uno sputo. Forse era solo saliva in eccesso per uno sproloquio fuori d’ordinanza. Ricordo solo qualche parola alla bolognese che mi giunse con la saliva: ma tu chi sei? che vuoi? non hai fatto niente per questo Congresso! noi abbiamo lavorato per mesi!
Lo giuro per la seconda volta su Papà, tentai di darle tutte le ragioni del mondo, sempre pacatamente.
In effetti, per quel Congresso io non mi ero  adoperata per nulla.

 

vai

nota a margine:
a me, a parte le cose laiche, Bindi mi sta simpatica.

 

 

 

 

 

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