un numero di troppo

Non ricordo con precisione l’escalation di eventi della domenica mattina, ultimo giorno di… Congresso. Di Pilar che aveva fatto le ore piccole ho già scritto. Dell’illeggibilità di quel guazzabuglio di articoli sul display anche.

Quello che non ricordo bene è… come si arrivò a quell’assurda elezione di 11 donne 11.

Forse, si votò anche sul fatto che si doveva votare. Ebbene sì, è possibile anche questo. Certo, il marasma era totale. Le redini del Congresso erano state definitivamente mollate. La Presidenza, nelle persone che componevano quel Gruppo Preparatorio, era allo sbando. Alcune l’abbandonarono del tutto in segno di protesta per l’andazzo creatosi via via. Questo lo ricordo.

Quelle che restarono si resero ben presto conto – e con loro tutte le altre – che non vi era più il tempo per arrivare all’approvazione del “nuovo” Statuto.

Ricordo la Delegata Pina Nuzzo che ad un certo punto comunica al microfono non solo le proprie dimissioni (fatto quasi scontato, visto che il Congresso, almeno sulla carta, avrebbe dovuto portare come prima cosa al rinnovo della dirigenza) ma sopratutto l’assoluta e irremovibile decisione di non ricandidarsi. Ok.

E cosa fanno a quel punto le donne rimaste alla Presidenza?
Pensano che “si può” rinviare l’approvazione dello Statuto.
Logico, a quel punto. Superba collegiale decisione.
Tanto, mancavano le condizioni minime per farlo.
Ma cos’altro si fa, allora? Allora si vota! Finalmente!

Sì, ma cosa si vota? Si vota il Coordinamento. Il Coordinamento?
Sì, perchè… manca la collegialità. Oh quante volte ho sentito questa cavolata a Congresso. A dirla tutta, fino a quel momento c’era stato il trionfo della collegialità. Assurda, impreparata, inconcludente, ma pur sempre collegialità.

E l’unica cosa emersa da quella collegialità straparlante, supportata da una maggioranza sempre più ringalluzzita (?) in Sala era la messa all’indice della Delegata.
La quale Delegata, per l’appunto, aveva dichiarato quello che aveva dichiarato: non ci sono più le condizioni perchè io prosegua nel mio compito. Mi dimetto. Amen.

Bene. Si passerà oltre, mi dico a quel punto. Qualcuna si presenterà per candidarsi come Delegata, al suo posto. No? Mi sembrava il minimo.
E invece no. I motivi per cui si scelse di fare altro mi saranno chiari a dicembre, due mesi dopo. L’obiettivo cui si doveva arrivare, in un modo o nell’altro, era quello Statuto con 2 Delegate 2, o 2 Presidenti 2, o 2 Responsabili di Sede 2.

Quindi, a cosa serviva eleggerne 1, ora? Non sto giocando coi termini. Quei termini col 2 davanti e dopo sono parole esatte contenute in varie bozze, successivamente incorporate tra loro: Ferrara, poi Catania, poi Roma etc etc

11
Sì, ma come cavolo si fa? Ricordo di avere agguantato anch’io il microfono, in quel marasma celestiale. E di averlo fatto per chiedere che mi si desse – ero una iscritta Udi, perdinci, almeno quello lo pretendevo – uno straccio di candidatura, che qualcuna cioè si presentasse lì a dire: voglio fare la Delegata. Anche solo per arrivare alla prossima Assemblea per approvare un altro Statuto.

Fatica sprecata. Inane tentativo di raccapezzarmi anch’io in quel mare magno di bestialità. Ok, allora. Evviva la collegialità! Votiamo questo Coordinamento. Vorrà dire che la Delegata dimissionaria dovrà averci a che fare ancora per un po’. E in un supremo ardimentoso tentativo di tener fermo nella mente quel poco che resta di uno Statuto, mi aspetto che:
1) si faccia la conta delle presenti;
2) si proceda alla candidatura (o autoproposizione che dir si voglia) di un tot di donne;
3) indi, all’elezione di 8 (o 10) donne tra le candidate.

Sull’aspetto numero 1, ossia quello delle presenze, vi è da dire che nel frattempo molte avevano seguito fuori la Delegata che sarà andata al bar o non so dove. Ma comunque in un altrove migliore di quella cosa.

La sottoscritta invece deve avere una vena masochista di riserva da qualche parte, perchè inebetita decide di restare. Come accade per certi film brutti, anche se non ho pagato il biglietto. Voglio comunque vedere come va a finire.

Infatti resto e assisto – ripeto, assisto – alle cosiddette operazioni di voto per eleggere un Coordinamento. Sempre continuando a stremare le regole, pertanto, la sottoscritta con tutte le altre presenti fa parte di quelle presenze di cui parla uno Statuto. Presenze numeriche da cui si determina una maggioranza. Di presenze. Non di votanti. Come da Statuto.

Ebbene, penso di ricordare giusto se dico che si votò anche per decidere se votare.
Dopo di che, si fa la conta? Macchè. Tanto… siamo rimaste noi, si sarà pensato.
Si procede alle candidature? Macchè. Questa è andata veramente di gran lusso, la devo raccontare.

Ricordo una dal microfono – forse Katia Graziosi da Bologna, ma non metto unghia sul fuoco – che dice pressappoco questo, rivolta ad altre in Sala: allora, tu ci stai ad entrare nel Cordinamento? Ok. E tu? E tu? Ok. Basta così.
Tu… tu… tu…. Segnale di linea occupata.

Quando si raggiunge il numero perfetto (?) ci siamo, tombola. Si procede all’elezione in blocco di 11 donne autoproposte. Autoproposte o quasi. Ma sempre 11 donne 11.
Undici? Ma… lo Statuto – che a quel punto, se fosse Persona, starebbe in qualche locanda bolognese a sbronzarsi – lo Statuto vigente non parla di 8 (o 10) donne che entrano a far parte di quell’organismo, di cui è componente di diritto la Delegata?

Chissà, sarà stata la solerzia emiliana.
Tanto, una più una meno…
Non era la prima volta che davano i numeri.

vai

P.S.:
se qualcuna ha ricordi migliori di questi, può sempre metterli in commento.

 

 

 

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

 

I commenti sono chiusi.