una donna sola contro tutti

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Il rimbalzo dei ricordi delle pene mi porta a qualcosa che guardai, appena entrata in uno studio. La scrivo perché, ancora più dell’altra, ha a che fare col 50, con politica e vita delle donne. Nel caso in questione, anche con la morte.
Qualche anno prima delle vicende che ho narrato poc’anzi, a Lecce, per la precisione nella cittadina di Nardò, fu uccisa una donna di nome Renata. Della vicenda si occupò per giorni e giorni la cronaca, non solo nera, non solo locale. Su quella storia ha scritto un giornalista. E poi altre e altri. Carlo scrisse di una posta in gioco.
Dopo, e ancora oggi, da quello scritto se ne fanno spettacoli a teatro, per non dimenticare. Il titolo di uno di questi pezzi è SeRenata. Lo scorso anno, un’altra donna, sua figlia, ha scritto di lei, in suo nome, sempre per non dimenticare.79 

Renata Fonte

A marzo del 1984 Renata fu stesa da un tot di proiettili, sotto casa. Era  di sera, di ritorno da un consiglio comunale. Perché Renata era una donna impegnata, un’assessora alla cultura che si interessava di mille altre cose. Tra queste, una su tutte: la fine che stava a fare Portoselvaggio, un parco naturale del mio Salento, sulla strada di lottizzazioni, come altro. Portoselvaggio era vicenda di cui si poteva, e lei pensò che si doveva, occupare chi viveva e decideva a Nardò, visto che in quel territorio si trovava.
Renata era una donna che si impegnava su tante cose. A cose fatte, qualcuno dirà anche troppe. Renata denunciava e denunciava, non solo in consiglio comunale. Anche da una radio locale. Parlava e le sue erano parole dure. Renata in quel consiglio comunale lì, dopo anni di impegno politico senza quartiere, si ritrovò eletta quasi a sorpresa. Anzi senza quasi, perchè al suo posto i giochi di politica locale avevano previsto che ci doveva andare un altro. Invece ci andò lei. E fu sorpresa. Poi, fu altro.

arresto di A. Spagnolo, ritenuto mandante dell’omicidio
foto da glocaleditrice.it

Non ero ancora rientrata a Lecce dall’Università, quando è stata uccisa Renata Fonte. Per l’esattezza, facevo pratica in uno studio legale fiorentino, uno studio associato di quelli giusti, che per entrarci paghi l’avviamento. Sapevo ciò che si leggeva della morte di Renata dai giornali. Ci furono indagini e indagini, per arrivare infine a un esecutore materiale, un complice, un mandante e poco altro. Quello che ricordo come fosse ieri sono le parole che disse un Cesare, il capostudio pace all’anima sua. Ed era sempre di sera, anzi di notte, durante una delle nostre tante passeggiate a due, nel centro storico di Lecce: abbiamo il processo Fonte, difenderò quello che ha sparato, ti va di occupartene per me? Cesare non portava in studio neanche una volta un fascicolo comediocomanda. Mai una volta che fosse una. Era un outsider in molte cose. Aveva una memoria di acciaio e aveva ironia, quasi d’acciaio. Quello che ho imparato da lui non c’entra con le carte.
Quella volta lì andai in cancelleria e feci un malloppo così di fotocopie di scritti e mappe. M’immersi nella storia, almeno quella che usciva dalle carte. Lessi il libro di Carlo e altro. Ho ancora da qualche parte l’agenda con gli appunti che Cesare portò in un’aula di processo. Non si saprà mai come andarono veramente le cose, quella sera di un ritorno da consiglio comunale. O meglio, non si saprà mai come andarono prima. Della sera, grazie anche a testimoni, si scandagliò tutto, compreso il fanalino posteriore di un’auto che non funzionava bene. O meglio, che era rotto.
Nessuno ha mai rotto il silenzio vero. Nessuno è uscito dall’omertà su quella storia. Storia di una donna che rientrava sola a casa sua, una sera.
Ho letto e riletto quelle pagine tante volte. Ora, la fine del processo non la conosco e non me ne frega un accidente. Mi riferisco ad appelli e altro, non conosco condanne finali con le pene decise per esecutore materiale, complice e un mandante e basta. Quello che ho letto e sentito mi basta e avanza per i tanti pensieri che giravano e girano ancora nella testa. Ricordo le parole postume di politicanti. Su tutti, uno diventato senatore e altro. Ricordo le ipocrisie del giorno dopo. Ricordo le parole di un vedovo in Tribunale, sul quale non vorrei infierire molto. Il fatto è che mi lasciarono una sensazione di molto non detto, di parole che proprio non si riescono a trovare, perché si dovrebbe raccontare veramente di una donna veramente speciale, accanto. E allora se ne decidono altre, più normali, moderate, accettabili, comprensibili dalla normalità in ascolto. Tanto, Renata era morta e a ciascuno il suo. Moderata Fonte…
Ognuno se l’è raccontata come meglio ci pareva quella storia di una donna sola.
A me, quando capita di ripensare, non posso farci nulla, viene soprattutto un pensiero, sarà una fissa? Penso a cosa sarebbe accaduto a Renata e a tutta intera la vicenda, se in Consiglio comunale avesse avuto altre donne accanto. Non necessariamente fissate come lei. Non per forza di cose tutte Giovanne d’Arco. Ma semplicemente, altre donne accanto.
A volte, quando il film dei ricordi si affastella come e peggio di fotocopie nella testa, penso e rivedo tutti i fotogrammi di quella sera. Chissà cosa sarebbe accaduto se Renata non fosse stata sola anche nel suo ritorno a casa, se almeno un paio di quelle ipotetiche le fosse stata accanto. Mi capita di pensarci, non posso farci nulla. Ed è cosa che ha a che fare col 50E50, perdinci. Tanto.
Mi capita di ripensare a Renata. Quando capita, è sempre di sera.

 

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NOTE

79
Il giornalista Carlo Bollino ha fatto carriera e sono contenta perché era bravo. Ora dirige la Gazzetta del Mezzogiorno. Un po’ meno sono contenta che negli ultimi tempi appaia tutte le sante volte a Porta a Porta a dire e a dire, davanti a un Vespa ronzante intorno al suo teatrino plastico, ora quello del delitto di Avetrana, sempre dalle mie parti. Nella cartella varie ed eventuali mac 2007 [06] inserisco su renata fonte.

  

nel 2009 la targa che intitola il parco di Porto Selvaggio alla memoria di Renata Fonte viene divelta da ignoti pochi giorni dopo la collocazione. Le figlie Sabrina e Viviana provvedono a rimetterla al suo posto e viene aggiunta una stele
- news da ilcambiamento.it -

 

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