words&cats

Scusate il ritardo.
Ho avuto un calo di zuccheri.
Questo report risentirà di detto calo, lo so già.

Sabato 19 marzo a casa di Milo abbiamo fatto Sedici.
Eravamo in dodici, felini inclusi.

Un sacco sacchissimo di cose buone.
Vegetariane, ma buone.

Abbiamo parlato di cristiani, papi e pedofilia.
Di distanze, dolori e ironia.

Poi di immigrati e stranieri, quest’ultima usata in italiano per dire cosa brutta. Non c’era la frutta.

Ma un dolce buonissimo con sopra la salsa di mirtillo.
Almeno, mi pare di ricordare fosse mirtillo.
Non era un tiramisù e non era un dolce-biscotto.
Ma era buono buonissimo.
Molto fuso. Dice che si dice “al cucchiaio”, in questi casi.
Avrei voluto portar via il resto. Ma l’ho scordato.

Poichè ho scordato anche altro che sul momento abbiamo vissuto, decido di affidarmi alle parole usate da Milo su facebook per dire la sua su Sedici.

Ho letto Sedici. Checché ne scriva in quarta di copertina, Milena A. Carone intreccia in questo libro soprattutto eventi privati [quelli pubblici fanno da sfondo: alcuni sono molto gradevoli da ricordare, altri sarebbe ora fossero ricordati anche 'storicamente'], e sfata molti ‘miti’ sulle relazioni e lo stile di vita delle femministe [almeno di alcune]. In un italiano ben tenuto, Sedici è scritto quasi come fosse un codice da decifrare. Una volta “dentro”, è difficile uscirne, e sul finale la sensazione d’esserne trascinate si fa più forte [Milena, sbrigati a pubblicare il secondo volume, vogliamo leggere come va a finire]. I concetti di privato e politico, di forma e sostanza, s’applicano a vicende nelle quali l’autrice scava profondamente con leggerezza e ironia, fino a metterne in discussione i confini. Personalmente apprezzo molto la capacità di narrare il dolore, e l’idea dell’arte come possibilità salvifica. In questa foto sono con Sedici, Yoko e Daniela.

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In altre parole, le parole sopra centrate costituiscono la seconda recensione. Firmata da Loredana De Vitis. Che io – e solo io – posso chiamare Milo.
Modificai solo una cosa. Loredana scrive di aver letto “Se dici Sedici” come se fosse il titolo del libro. Immagino lo abbia fatto per fare link a una pagina di facebook, che infatti ha questo nome: Se dici Sedici. Pagina dove, ogni tanto (poco, sì, lo so) scrivo del libro il cui titolo (anni a parte) è sempre e solo Sedici.

Oh, l’ho scritto all’inizio. 
Questo report avrebbe risentito di un calo.
Di zuccheri.

Al report della prossima
(che sarebbe quella del 2 di aprile da Francesca)
Ciao a tutte

Mac

 _______________

 

P.S.: MESSAGGIO PRIVATISSIMO PER MILO

Vedi che… Sedici 1993 dovrebbe vedere la luce sempre di giorno sedici. Per l’esattezza, il 16 giugno 2017.

But… per “leggere come va a finire” ti tocca aspettare la pubblicazione di Sedici 2005.

Because… come scrissi nella Prefazione, si tratta del racconto di eventi privati e pubblici che vanno dal 1989 al 2005.

And then… una pagina è una pagina è una pagina. E poi, tu lo sai meglio di me, di questi tempi mica si può pubblicare qualcosa come Via col vento. Come lunghezza, dico.

And then… ma questo lo dico solo a te, gi appunti completi di Doriana e Paola sono alquanto incasinati. Capisci a me.

Eniuei… nel frattempo, parole tue, Sedici è un libro che va letto e riletto.

Lastly… ci sto ancora pensando. Non so se è proprio vero che ciò che conta è il percorso, e non la meta. Poi, chi può dirlo? Potrebbe sempre esserci un supplemento. Dipende solo dalla mia voglia di raccontare. Non è un fatto di fantasia, ma di pura e dura volontà. Perchè, sta sempre scritto nella Prefazione, non è un romanzo, ma il racconto (difficile e bellissimo) di una parte della verità.

Right now… ribadisco, sono ancora preda di quel calo di zuccheri là. E la prima a risentirne è la volontà.
Ma passerà… passerà.

L’ultima parola [passerà] la lascio a Mina. Vedi sotto.

 

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